Il Leprechaun

Pubblicato il: 13 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

Quell’elfo inebetito
Che con tumide labbra tracanna il vino rosso
Prosciugando senza vergogna la cantina
Come fosse una borsa senza fondo
E rimugina poi falsamente contrito
Sui suoi scherzi e i tiri rovinosi,
In qualche valle o boschetto solitari
Imbellettati dal crepuscolo…

Il Leprechaun (a volte tradotto in italiano leprecano o lepricauno) è una sorta di Elfo o Gnomo, tipico del folklore e della mitologia irlandese.

La forma leprechaun del nome, è la resa in inglese del termine irlandese leipreachán. La traduzione italiana è forzata, per cui viene talvolta definito anche Gnomo Irlandese o, più genericamente, Folletto.

Ci sono diverse teorie sull’etimologia del nome. Una delle maggiormente accreditate, sostiene che derivi dal gaelico moderno, dove la parola leipreachán significa “piccolo spirito”, a sua volta derivato da luchorpán, cioè “spiritello acquatico”.

Si ritiene che quest’ultimo termine significhi anche “mezzo corpo” o “piccolo corpo”, in quanto questi esseri sono considerati come parzialmente fisici e parzialmente spirituali (questa è l’etimologia accettata dal Collins English Dictionary).

Un’alternativa (data dall’Oxford English Dictionary) lo fa derivare da leath bhrógan, cioè “ciabattino”, perché sono spesso rappresentati nell’atto di riparare scarpe, e sono considerati “calzolai fatati” d’Irlanda. Si dice infatti che il loro passatempo sia di costruire scarpe per il Popolo delle Fate e per se stessi.

Un’altra provenienza del termine potrebbe essere da luch-chromain, “piccolo storpio Lugh”, dove Lugh è il nome del capo del mitico popolo gaelico dei Tuatha Dé Danann.

La parola “Leprechaun” compare per la prima volta nella lingua inglese nel 1604, nell’opera di Thomas Middleton e Thomas Dekker, “The Honest Whore”, come lubrican. Nell’opera stava ad indicare un tipo di spiritello, anche se non era strettamente legato alla mitologia irlandese. Con i secoli, nella lingua inglese sono state identificate alcune grafie alternative, come leprechawn, lepracaun o lubberkin.

I Leprechaun sono considerati parte del “Popolo delle Fate” (Piccolo Popolo, Tuatha Dé Danann). La tradizione vuole che abitassero l’isola prima dell’arrivo dei Celti, e per questo sono sovente associati a luoghi dove sono presenti strutture megalitiche, come i cosiddetti “anelli magici“, luoghi spesso caratterizzati dai ruderi di costruzioni di epoca pre-celtica.Il Leprechaun è un uomo piccolo, rugoso e dispettoso, che spesso appare vestito in modo stravagante. Anche se generalmente associato alle Fate o noto come il loro ciabattino, è un essere soprannaturale alquanto bizzarro, legato al sottosuolo e alle sue ricchezze, specialmente all’oro e ai tesori nascosti. Esso è inoltre associato ai poteri spirituali del regno sotterraneo, ne conosce dunque i tesori nascosti ed è quindi molto ricco.

Più comunemente, il Leprechaun appare come un un minuscolo calzolaio che possiede un’inesauribile borsa piena di monete d’oro o un tesoro nascosto, e in genere lo si incontra appena prima dell’alba o poco dopo il crepuscolo. Veste come un gentiluomo di campagna del secolo scorso, con un panciotto rosso dai bottoni dorati o con una giacca elegante dai grossi bottoni, con pantaloni verdi attillati o con calzoni al ginocchio, e con curiose scarpe dotate di grandi fibbie metalliche o con stivali dalla punta arricciata.

Il Leprechaun spesso vive sottoterra o in profonde caverne. Quando gli umani lo sorprendono in un luogo deserto, lo tormentano per convincerlo a cedere la sua borsa di monete d’oro o a condurli ad un giacimento d’oro, ma con l’astuzia e con l’inganno, solitamente è il Leprechaun a farsi beffe dei suoi rapitori e a fuggire. Molti racconti narrano della sua abilità di imitare le voci delle persone care di chi lo cattura, per distrarlo e mettersi in salvo.

Di tanto in tanto, uno di essi può fare amicizia con un povero contadino o con un bambino, e li conduce ad un tesoro nascosto o lascia loro una ghinea d’oro ogni notte. Alcuni vivono allegramente nelle cantine di antiche e nobili famiglie… finché le cantine sono rifornite di Vino.

Tuttavia, molti vengono visti mentre lavorano ad una scarpa in una siepe o in un pantano. Quando viene inseguito, può scomparire in un batter d’occhio, come inghiottito dal terreno.


La famiglia dei Leprechuan è distinta in due grandi “gruppi”, Leprechaun e Cluricaun. Non di rado i Cluricaun rubano o prendono in prestito quasi tutto, creando caos nelle case durante le ore notturne, razziando cantine e dispense. Si racconta che cavalchino ubriachi pecore, capre e persino polli domestici, girovagando sulle colline durante la notte.

Se catturati da un mortale, i Leprechuan promettono grandi ricchezze, se gli si concede di nuovo la libertà. Esso porta sempre con sé due borse di cuoio. Nella prima c’è uno scellino d’argento, una moneta magica che il Leprechaun fa riapparire nella borsa ogni volta che viene spesa. Nell’altra custodisce una una moneta d’oro, che utilizza per tentare di corrompere gli umani; questa moneta solitamente, quando esso viene liberato, si tramuta istantaneamente in una foglia o in cenere.

Si narra che non possano scappare se li si guarda fissi, ma se ci si distrae, svaniscono immediatamente. Infatti, per quanto forte lo si possa tenere, il solo modo per intrappolare il Leprechaun è fissarlo senza mai distogliere lo sguardo.

Tra le credenze più diffuse c’è quella secondo cui, come gli Gnomi, siano estremamente ricchi e che siano soliti occultare tesori in località nascoste, rivelate solo a coloro che riescono a catturare ed interrogare il Leprechaun con domande specifiche. Si dice che abbiano numerosi tesori seppelliti, durante i periodi di guerra.

Se catturati, spesso acconsentono a rivelare l’ubicazione delle loro ricchezze, ma in seguito trovano il sistema di confondere chi ha ottenuto questa informazione, e salvare il proprio oro in extremis. All’occasione, infatti, sanno essere subdoli e scaltri, con una mente acuta: numerosi racconti presentano storie di eroi umani superati in arguzia, da queste creature.

Una nota leggenda sui Leprechaun racconta di un uomo, o talvolta di una donna, che sorprende un Leprechaun mentre lavora ad una calzatura e lo cattura. Finché non svelerà dove si trova l’oro, il Leprechaun non verrà liberato.

Il prigioniero accompagna pertanto l’uomo ad un antico fortino circolare dove vivono le Fate, gli mostra una grande erba di San Giacomo e gli dice: «Scava qui sotto domattina e troverai una miniera d’oro.» «Aspetta» poi aggiunge «meglio lasciarci un segno. Prendi la mia giarrettiera e annodala attorno all’erba (di San Giacomo), così domani saprai dove scavare.»

L’uomo segue le sue istruzioni e lo lascia andare, ma quando torna la mattina dopo, trova una giarrettiera rossa annodata ad ogni erba di San Giacomo del campo, praticamente migliaia di giarrettiere della stessa misura e dello stesso colore.

Una storia irlandese simile racconta che il clocharachan fabbrica scarpe in una piccola caverna di roccia e ha sparàn na scillinge: ogni volta che guarda nella sua borsa c’è uno scellino. È molto difficile vedere il clocharachan ed è ancora più difficile catturarlo.

Un uomo sentì che era in una qualche caverna tra le rocce. Una sera riuscì a sorprenderlo e lo afferrò con forza. «Dammi la tua borsa!» gli ordinò.

«Lasciami andare» disse il clocharachan «e ti darò la borsa.» Bastava distogliere lo sguardo un attimo, e il clocharachan sarebbe riuscito a fuggire.

 «Prendi quello spiedo incandescente» disse il clocharachan «e ficcaglielo nella schiena!»

L’uomo si guardò attorno stupito, e il clocharachan fuggì portandosi appresso la borsa!Nell’iconografia classica i Leprechaun vengono rappresentati come uomini anziani, dediti alle burle e agli scherzi. Sono abitualmente dipinti come creature innocue e schive, che vivono in solitudine in località sperdute, sebbene alcuni credano che vivano in compagnia di altri spiritelli. Nonostante siano esseri sostanzialmente solitari, si ritiene però che siano capaci di ottima conversazione.

In alcune storie, si racconta che cavalchi i cani da pastore nella notte, lasciandoli stremati e sporchi la mattina dopo.

Il Leprechaun in origine aveva diverse caratteristiche, a seconda della zona di provenienza delle opere. Prima del XX secolo era solitamente vestito di rosso, non di verde.
Samuel Lover, nel 1831, lo descriveva come:

« … piuttosto elegante nel suo vestito, nonostante tutto, perché indossa un cappotto rosso dal taglio squadrato, riccamente decorato con oro, un panciotto, e incredibilmente, un cappello a tricorno, e scarpe con fibbie. »

Yeats, nella sua opera del 1888 dal titolo “Fairy and Folk Tales of the Irish Peasantry” (“Racconti di fate e folletti dei contadini irlandesi”), descrive così i Leprechaun:

« È in qualche modo un elegantone, vestito di una giacca rossa con sette file di bottoni, sette bottoni per fila, e porta un cappello a tricorno, e nelle regioni del nord-est, secondo McAnally, si dice che sia solito girare come una trottola sulla punta del cappello quando ne trova uno della misura adatta. »

In un poema intitolato “The Lepracaun; or, Fairy Shoemaker” (“Il leprechaun, o calzolaio delle fate”), il poeta irlandese del XVIII secolo William Allingham, descrive i Leprechaun come:

« …un elfo barbuto, rugoso e raggrinzito
Occhiali infilati sul naso a punta,
Fibbie d’argento alle braghe,
Grembiale di cuoio
Una scarpa sulle ginocchia »

Alcuni commentatori attribuiscono ad Allingham la traccia iniziale per l’immagine odierna di queste creature.

Lo stereotipo moderno di queste creature è praticamente invariabile: è quello di un uomo alto meno di un metro, con una giacca a falde color verde smeraldo, che indossa un cappello a tricorno detto Tam o’shanter, un grembiule da lavoro in pelle, un panciotto di lana, pantaloni alla zuava, calze al ginocchio, scarpe di pelle con fibbie d’argento e redingote. Ha la barba, fuma la pipa e sembra essere un calzolaio.

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