Il Calendario Celtico

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Data di pubblicazione: 19 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

I popoli antichi del Nord Europa avevano una concezione del tempo ben differente dalla nostra: il tempo era ciclico e si snodava in spirali. Quindi passato, presente e futuro non si susseguivano in linea retta, ma tornavano ciclicamente ad intersecarsi.

Questi popoli vivevano in stretto contatto con la Natura e ne osservavano i cicli: dopo l’inverno tornava sempre la primavera, il seme diveniva fiore, poi frutto e nuovamente seme. Lo stesso valeva per i cicli astronomici lunari e solari.

I Celti, come la maggior parte delle popolazioni nordeuropee, seguivano un calendario luni-solare. Riconoscevano due stagioni, estate ed inverno, e quattro festività principali (Sabbat) legati al ciclo agricolo-pastorale.

Consistenti tracce di queste antiche celebrazioni si ritrovano nella cultura popolare e contadina di tutta Europa, e si celebrano in varie forme ancora oggi.

Essi celebravano quattro grandi festività annuali legate ai cicli della Natura e alle sue stagioni: Samhain, Imbolc, Beltane e Lughnasadh.L’anno celtico era diviso in due metà, il buio e la luce. Samhain era l’inizio della metà oscura, con il suo opposto, Beltane, che dava inizio alla metà luminosa dell’anno. Fra queste due “porte” cadevano Imbolc, il 1° febbraio, e Lughnasadh, festeggiato il 1° agosto.

L’anno dunque iniziava a SAMHAIN, ai primi di novembre, per questo ora lo si conosce come Capodanno Celtico (Halloween). Questa data segna l’inizio dell’inverno, la metà oscura e fredda dell’anno, la stagione della Dea Keredwen, la vecchia saggia.

Si arriva ad IMBOLC, l’odierna Candelora, ai primi di Febbraio. È una festa pastorale, infatti in questo periodo nascono gli agnelli, e si avevano, finalmente, dopo la dura stagione invernale, latte e formaggi. Si celebrava il ritorno della luce e della vita, era la festa dedicata alla Dea Brighis, Dea solare del fuoco.

Si ha poi BELTANE, ai primi di maggio. Questa festa segna l’inizio dell’estate e della metà luminosa dell’anno, festa pastorale il cui tema dominante è la rinascita e la fertilità della natura. Era dedicata al Dio Belenos, Dio solare celtico.

Infine giunge LUGHNASADH, ai primi di agosto. È una festa agricola in cui si celebra il raccolto dei cereali. Essa prende il nome da Lugh, Dio protettore degli artigiani.

Queste festività dividevano in quattro parti l’anno celtico, e questi quarti erano divisi ancora una volta dai solstizi e dagli equinozi, conosciuti nella tradizione druidica come i quattro Albans: scandivano il tempo intermedio fra le grandi Festività e venivano chiamati “Feste di Luce”.

Erano chiamate anche “Feste del Fuoco”, perché in queste occasioni avveniva l’accensione di un fuoco druidico rituale.
Noi siamo abituati a considerare solstizi ed equinozi come l’inizio convenzionale delle stagioni nel nostro calendario, ma per i popoli antichi erano ulteriore occasione per celebrazioni sacre, ed alcune di esse sono presenti, in altre forme, anche ai giorni nostri.

Per approfondimenti sui Sabbat, clicca qui.

❈ Il Calendario Celtico ❈

Abbiamo una sola prova dell’esistenza del Calendario Celtico: il Calendario di Coligny gallico, ritrovato nel 1897 a Coligny (in Francia). Risale al I secolo d.C. circa, e consiste in frammenti di bronzo incisi, dalla cui analisi lo studioso J. Monard ipotizzò che fosse un autentico calendario lunisolare druidico.

Secondo le ipotesi più accreditate, esso calcola il principio dei mesi dal plenilunio oppure dal primo quarto, anziché dal novilunio (o luna nuova), come avviene invece nei calendari lunisolari in uso oggi (ad esempio quello ebraico e quello cinese). Secondo il Calendario di Coligny ogni mese era lungo 29 o 30 giorni ed era diviso in due parti, la prima “luminosa” e la seconda “oscura”.

I mesi di 29 giorni erano considerati infausti, mentre quelli di 30 erano fausti e, come tutti i calendari lunisolari, il Calendario di Coligny aggiunge periodicamente un tredicesimo mese all’anno, per mantenere i mesi lunari grossomodo sincronizzati con le quattro stagioni dell’anno solare.

Nel calendario di Coligny, gli anni di tredici mesi (“abbondanti” od “embolismici”, il mese aggiuntivo viene comunemente detto “intercalante” od “intercalare”) ricorrevano due volte ogni quinquennio. Un ciclo lunisolare simile, ma meno preciso del più comune ciclo di Metone (usato, per esempio, nel calendario ebraico), nel quale gli anni embolismici ricorrono sette volte ogni diciannove anni.

Il nuovo giorno è calcolato da tramonto a tramonto, ogni festa di conseguenza si celebrava a partire dalla notte precedente e quindi dalla sua vigilia. Questo particolare fa pensare che la disposizione di molte feste cristiane nel calendario, possano essere state influenzate dalle usanze celtiche.

✧ Etimologia dei nomi dei mesi ✧

Attributi dei mesi

Mat. Fausto, favorevole. L’attributo matu- è riservato ai mesi di 30 giorni, normalmente sotto l’abbreviazione mat o m, e si oppone all’attributo anm[atu-] tipico dei mesi di 29 giorni. Eccezione a questa regola il mese di Equos, che pur avendo 30 giorni è classificato anm[atu-].
Nel celtibero troviamo il termine matuś che potrebbe significare “buono, favorevole”, interpretazione rafforzata dall’irlandese arcaico maith = “buono, eccellente, vantaggioso, fausto”, dal gallese mad = “fortunato, di buon augurio” e dal bretone arcaico mat = “buono”. Anche il latino mātūrus = “favorevole, che si produce nel momento giusto”, evidenzia il prefisso mat-. Altre conferme derivano dagli antroponimi (i nomi delle persone) gallici che dovrebbero confermarne l’interpretazione, il nome celtico Matu-genos ad esempio significherebbe infatti “fortunato, nato sotto una buona stella”.

Anmat. Infausto, sfavorevole, incompleto. anm[atu-] è l’attributo dei mesi di 29 giorni. An rappresenta il prefisso negativo del termine matu-, ne ribalta perciò i significati. Evidentemente i mesi di 29 giorni erano visti come mesi incompleti e per questo poco propizi.

Atenoux. Ritorno ciclico, rinnovamento. Troviamo questo termine all’inizio di ogni seconda quindicina di giorni di ogni mese del calendario di Coligny. Esso è composto dal termine noux preceduto dal prefisso ate-, il cui significato è ben conosciuto in quanto attestato in altri testi gallici e indica la ripetizione di qualcosa.
L’interpretazione del termine noux invece si è evoluta con i progressi della linguistica gallica, inizialmente era stato associato allindoeuropeo nokt- = “notte”, ipotesi che si è poi rivelata sbagliata, in quanto questa radice non accetta mai il dittongo -ou- che invece riscontriamo nel termine noux, ed inoltre nel calendario il termine “notte” è tradotto con -nox, nella parola trinox- relativa alla festa di Samhain.
È invece più probabile che noux derivi dall’indoeuropeo neuk- = “oscurità”, il che darebbe unito al prefisso ate- il significato “di nuovo l’oscurità, ritorno al periodo scuro”, già più coerente con la struttura del calendario (atenoux coincide con la luna nuova) e l’approccio druidico al tempo. L’ipotesi è confermata dalla comparazione con l’irlandese arcaico athnughud = “rinnovamento”, con l’irlandese moderno athnuaigh = “rinnovare”, ed athnuachan = “rinnovamento”, basati sulla radice indoeuropea neu- = “nuovo”. Altra interpretazione, sempre nella stessa direzione, è quella che vede atenoux composto da ate- en oux (o oups-), da tradursi in “di nuovo in ascesa”, cioè come segnale di lettura posto sul calendario di Coligny ad indicare il ciclico inizio della fase montante della luna.

☆ NOMI DEI MESI ☆

Samon
Mese dell’incontro con gli Avi. È il nome abbreviato del primo mese del Calendario di Coligny, il termine originale samonios o samonos o anche samonis, lo troviamo in altre forme abbreviate: samo-, sam- e samoni al genitivo. Il termine sembrerebbe contenere la particella samo- che, sia nelle lingue galliche che nell’indoeuropeo, significa “estate”, ed essendo posizionato esattamente a sei mesi di distanza dal mese di Giamoni(o)s, il cui significato è attestato come “Fine dell’inverno”, la traduzione che sembrerebbe essere più probabile è “Fine dell’estate”.

Nonostante queste apparenti evidenze è forse più verosimile che Samonios abbia anche altri significati, lasciando al mese di Edrini il compito di chiudere ufficialmente la bella stagione, anche in accordo con i tempi agricoli. Secondo alcune ipotesi sempre più accreditate tra gli studiosi, il termine irlandese Samhain così come il gallico Samoni(o)s, pur contenendo il prefisso samo-, avrebbe poca attinenza con l’estate, anzi, alcuni ritengono che potrebbe addirittura fare riferimento al solstizio invernale.

In effetti è verosimile che il significato di samonios sia prossimo a quello di “assemblea, riunione”, da cui l’antico irlandese samain (termine che deriva da essaim e che indica le api), anche in sanscrito sàmanam significa “assemblea, riunione, festa”, mentre nell’antico norreno saman significa “insieme, gruppo”, ed infine la radice indoeuropea sem-, som-, sm- significa proprio “insieme”.

Dal gallico samoni(o)s deriva indubbiamente il nome della festa panceltica di Samhain, dedicata ai morti. Infatti troviamo sul calendario di Coligny in coincidenza con il 17° giorno di Samonios l’indicazione trinox samo sindiv = “da oggi la festa delle tre notti di Samonios”.

La festa è ancora celebrata oggi sotto altri nomi, e secondo il folklore moderno durante questo periodo le entità soprannaturali e gli spiriti degli Avi e dei morti in generale entrano in contatto con i viventi. Ricollegando perciò la festa di Trinoxtion Samoni alla moderna festa irlandese di Samhain, passata in tempi più recenti al resto del mondo anglofono come Halloween, e facendo riferimento poi ad allocuzioni simili in greco e sanscrito il significato diventa “momento (luogo) di incontro con gli Avi”, o “riunione con i Padri” (sm-uid- e sam-vid).

Duman
Mese delle fumigazioni. È la forma abbreviata di dumanios o dumanos o dumanis, secondo mese del calendario celtico, lo si trova anche come dumann, dumn e al genitivo come dumanni, dumani. È prossimo al termine latino fumus, sanscrito dhumah, lituano dumai = “fumoso”, greco thumos = “anima, cuore”, e thumiao = “fare fumare”. La relazione tra “fumo, vapore” e “anima, forza vitale” è insita nel termine e potrebbe indicare la natura sacrificale e senza dubbio rituale di questo mese.

Riuros
Mese del freddo intenso. È nome del terzo mese del calendario di Coligny e non ne sono conosciute abbreviazioni. Normalmente il termine riuros viene messo in relazione all’omologo dell’irlandese arcaico réud = “grande freddo”, al gallese rhew = “gelo, freddo intenso”, al bretone reo e rev = “grande freddo”, tutti termini derivanti dalla comune radice indoeuropea preus-, che ritroviamo anche nel latino pruina = “gelata bianca”, da cui l’italiano brina, nel germanico friosan = “gelare” e nel sanscrito prusva = “gelata”. Qualche studioso lo fa derivare da ro-iuos che significa “grande festa”, ma è una traduzione che contrasta troppo fortemente con l’interpretazione più comune.

Anagan
Mese del riposo. È la forma abbreviata del termine [a]nagtio- che troviamo sul Calendario di Coligny e il cui nominativo dovrebbe essere anagantios, benché di questa parola potrebbero essere possibili altre versioni. La particella an- iniziale è senza dubbio privativa, e il tema -agantio- sembra essere una forma participiale della radice ag- = “condurre, andare, portare”; nell’irlandese antico troviamo infatti ag- con il medesimo significato, nel gallese agit = “essi vanno”, nel latino ago, e così via. Perciò Anagan indicherebbe un periodo nel quale non si viaggia o forse vige il divieto di viaggiare, cioè in cui si resta e, probabilmente, si riposa.

Il periodo dell’anno al quale fa riferimento, la fine dell’inverno, indica un momento in cui le provviste sono quasi terminate, la selvaggina scarseggia e la natura non si è ancora risvegliata, indicato perciò a preservare le energie.

Ogron
Mese del freddo. Abbreviazione, anche nella forma ogronn, del nominativo ogronnios od ogronnos. È attestata anche una forma ogronu, che potrebbe essere però un errore di compilazione da parte degli autori del Calendario di Coligny. Il significato del termine sembra piuttosto chiaro e deriva dal celtico insulare ougro- che significa “freddo”. Lo stesso significato lo troviamo nel termine arcaico irlandese ùar e òcht e nel gallese oer. Ogron è perciò un mese moderatamente freddo in rapporto a Riuros, mese del “grande freddo”.

Cutio
Mese delle Invocazioni. Lo troviamo al nominativo come gutios, cut- e al genitivo cutio, qutio, quti. Da notare l’alternanza della “c/q” con la “g”, già presente anche nel termine indicante il mese di cantlos/gantlos, con una netta predominanza della “c/q”. Cutios/Gutios è prossimo al termine dell’irlandese arcaico guth = “voce” e al gallico gutuater = “invocatore”. Il significato della parola sarebbe dunque “mese delle invocazioni”.

Giamon
Fine dell’inverno. Abbreviazione di giamonios o giamonis dall’etimologia molto chiara, in quanto la parola contiene direttamente il termine gallico che indica l’inverno giamo-. Potrebbe in tal senso indicare l’inizio o la fine dell’inverno, ma il nome del mese successivo simiuisonna contenente il termine celtico per la primavera non lascia dubbi sulla seconda ipotesi, fine dell’inverno.

Simiuis
Metà primavera. Anche questa è una forma abbreviata e nel Calendario di Coligny la troviamo anche trascritta in semiuiso-, simiuiso-, -sonna-. Il nominativo è simiuisonna e con tutta probabilità è un parola composta dal prefisso simi- o semi- = “mezzo”, da cui il latino semi, il greco hemi-, il sanscrito sami- e il termine uisonna-, che indica anche nell’indoeuropeo arcaico la primavera e che diventa in gallese arcaico guiannuin, nel cornico arcaico guaintoin, da cui uesnteino, in latino uer, in greco éar, in sanscrito vasantà-, ossia, traducendo letteralmente: metà della primavera. Un’altra ipotesi vede nel termine sonna- il nome del sole e lo equipara a sonno-cingos = “corso del sole”, ma in questo caso non viene preso in considerazione il prefisso simi-, per cui l’interpretazione non è accettabile.

Equos
Mese dei Cavalli. Il nome di questo mese rappresenta un piccolo enigma, se sembra evidente che faccia riferimento ai cavalli avendo come omologo il termine greco indicante questi animali. Si suppone che il termine equos sia un arcaismo la cui conservazione sia giustificata all’interno di un documento istituzionale quale il calendario druidico, oppure che il termine sia derivato direttamente dal latino all’epoca della trascrizione dalle fonti orali del calendario stesso.

Elembiu
Mese del Cervo. Decimo mese del Calendario di Coligny, lo troviamo abbreviato anche in elemb. Il termine contiene in maniera molto evidente la parola indoeuropea che indica il cervo elem-(bhos), affine al greco élaphos (elnbhos) = “cervo”, al gallese elain (elani), all’irlandese arcaico elit (elnti) = “capriolo, cervo”. L’Elembiu celtico ha forti corrispondenze con il nono mese del calendario greco-attico, durante il quale si celebravano feste dedicate alla Dea della Caccia Artemide.

Edrini
Fine dell’Estate. Trascritto anche come aedrini-, probabilmente un arcaismo del periodo nel quale il dittongo ai non si era ancora contratto in ē, analogamente al caso di equos con la sua labio-velare inattesa.

Il significato è ancora sconosciuto, ma alcune ipotesi vedono in edrini- la radice aidh-, che significa “ardore, fuoco”, da cui poi il termine latino aestas da cui è derivata la nostra parola “estate”. In tal caso potrebbe significare l’inizio o il termine dell’estate, e vista la posizione del mese nel calendario si dovrebbe interpretare come “Fine dell’estate”. Se si considera il significato della radice aidh- possiamo interpretare il termine come “Fine del periodo dell’ardore”, nel senso che in questo periodo dell’anno cessavano le guerre, come è poi attestato anche storicamente. Quest’ultima ipotesi è però meno consistente della prima, da preferirsi.

Cantlos
Tempo dei canti rituali. Il significato del termine cantlos, con la variante gantlos così come per il mese Cutios/Gutios, probabilmente è simile a quello dell’irlandese arcaico cétal “= canto, recitazione”, del gallese cathl “= canto, poema, inno”, del bretone quentel = “canto liturgico”, tutti contenenti la radice indoeuropea kan- = “cantare”, da cui il latino canō. Cantlos è dunque il mese del canto rituale.

Ruota Dell’Anno
(Mito del Ciclo Annuale)

Al solstizio d’inverno la Grande Madre partorisce il giovane Dio Sole, che cresce fino ad Imbolc, mentre la madre si riprende dalle fatiche del parto.

Nell’equinozio della primavera, egli incontra un altro archetipo della Dea, la giovane fanciulla con la quale si unisce a Beltane assicurando così fertilità e vita alla Natura. Nel solstizio d’estate raggiunge la sua massima forza e massimo vigore, e si prepara a declinare.

A Lughnasadh viene infatti sacrificato per portare nuova vita al mondo. Si trasforma così, nel vecchio saggio che regna nell’Altromondo. La Dea appare nel suo aspetto oscuro, la saggia signora di morte e rinascita, colei che custodisce nel suo grembo i semi che fioriranno quando da Cailleach diverrà Splendida Fanciulla dal viso di fiori.

La Ruota dell’Anno rappresenta il ciclo naturale delle stagioni, commemorato con la celebrazione degli otto Sabbat (o Sabba). Secondo il neopaganesimo, tutte le cose della natura sono cicliche, compreso lo scorrere del tempo che viene immaginato come una ruota che gira incessantemente; lo scorrere delle stagioni si riflette nella nostra vita: nascita, crescita, declino e morte.

Gli otto Sabbat segnano otto tappe lungo il percorso dell’anno e simboleggiano altrettante tappe nella vita del Dio, che nasce dalla Dea a Yule, cresce fino a diventare adulto, si accoppia con lei a Beltane, regna come re durante l’estate per poi indebolirsi e morire a Samhain, dando inizio al nuovo anno.

Storia del Dio e della Dea
(Mitologia Wicca)

I vari Sabba ricalcano la vita del Dio e della Dea nella mitologia Wicca. La storia narrata dalle festività può cambiare da tradizione a tradizione, ci sono comunque punti in comune in ognuna di essa:

✦ L’anno inizia con Samhain, giorno in cui il Dio muore, simboleggia la fine della fertilità dei campi, arriva l’inverno e molte delle attività agricole cessano. Vengono ricordati i propri morti, nella tradizione Wicca è accettata comunemente l’idea della reincarnazione, quindi la festa assume connotati allegri.

Yule segna la rinascita del Dio per intercessione della Dea. Si svolge nel solstizio d’inverno, il giorno più buio di tutto l’anno, si considera che da questa data in poi la condizione dei terreni coltivabili non possa che migliorare e tutte le attività riprendono il loro ritmo. Alcuni studiosi ritengono che anche Mitra fosse nato in questo giorno, e che i cristiani abbiano tentato di sovrascrivervi il Natale non riuscendo a cancellare la festività.

Imbolc è una festa della Dea, che si riprende dal parto del Dio. È una festa di purificazione, in cui si celebra il ritorno alla fertilità della Dea.

Ostara è l’equinozio di primavera, il Dio si avvia al suo massimo splendore e la Dea porta nuova vita. Simboleggia l’allungarsi delle giornate e l’arrivo di nuove gemme sulle piante.

✦ A Beltane il potere della natura è al suo apogeo, il Dio e la Dea si uniscono e portano la vita nel mondo. Molti detrattori della Wicca hanno visto in questa ricorrenza una festività dedicata all’incesto, in realtà nelle credenze wicca il Dio e la Dea sono lo stesso aspetto di un’unica forza divina, sono inscindibili, anche se nel corso dell’anno assumo vari aspetti, o il potere dell’uno è preponderante rispetto all’altro. In questo modo il Dio può essere bambino, il re e vecchio fino a morire, e la Dea è allo stesso modo vergine fertile, madre, amante, in un cerchio ben descritto nella Ruota dell’anno.

Lughnasadh è l’inizio del raccolto e l’inizio del declino del Dio.

Mabon è il periodo dell’ultimo raccolto e il Dio si prepara alla morte, che avviene in Samhain. Così il ciclo si compie e inizia nuovamente.

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