Sui sentieri del Piccolo Popolo…

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Data di pubblicazione: 20 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Anche nell’era moderna, in cui scienza e tecnologia hanno visibilmente preso il sopravvento su superstizione ed irrazionalità, le persone continuano a vedere il Piccolo Popolo, e il Piccolo Popolo continua a danzare…

C’è chi sostiene che siano leggende e chi invece è sicuro che esistono davvero, c’è chi li ha visti e chi li ha sognati, perfino chi ci ha parlato… Ma, dopotutto, non possono essere tutti folli o sognatori.

In questa pagina sono state inserite informazioni e testimonianze raccolte durante i secoli, sugli avvistamenti degli Esseri Fatati, in maggior modo nel Nord Europa, soprattutto in Irlanda, patria indiscussa delle Fate. Ma non solo, perché anche in Italia esistono luoghi ancora carichi di mistero e di magia, luoghi incontaminati dove la Natura impera, dov’è possibile incontrare il Piccolo Popolo. Seguiteci, e man mano li scopriremo…

Il bosco si è assopito
nel suo candido vestito
tutto tace, tutto è in pace…
anche lo scoiattolo ben riparato
si è presto addormentato.

E la notte finirà
quando il freddo svanirà…
Le Fate della Notte appaiono nella radura…
solo quando la notte è scura.

Ai margini del bosco
dove le Fate vivono
c’è un soldatino… che sta di sentinella.

Quando soffia il suo fiore
tutti i Folletti corrono con coraggio e valore,
e alla guerra giocano sotto la luna e il sole.

È molto vecchio il mondo
ma il tempo gira in tondo,
il mondo nasce ancora
nel tempo in cui rinfiora.

Da tanto il mondo esiste
e qualche volta è triste…
ma ogni margherita,
nascendo gli dà la vita.

L’età del mondo è antica,
ma Primavera, amica, lo fa tornar bambino
con le Fate vicino.

Mentre le genti dormono
le Fate attente spiano le stelle senza nome
che su nel cielo splendono.

Come la notte
il sonno dell’inverno è finito,
le stelle diurne saltano
per darle il benvenuto.

E nel bosco selvatico
stelline innumerevoli
la loro luce spargono i bianchissimi anemoni.

Dove sono le Fate?
E come le troviamo?
Gli anellini cercate che di notte vanno perdendo.

Ma di notte dove vanno le Fate dopo aver danzato?
Forse ce lo diranno le allodole del cielo,
oppure è un segreto che nessuno può dire?

Ma no… nel tuo giardino tu le puoi trovare…
non c’è nessun bisogno di essere viaggiatori lo sai…
le Fate stanno ovunque ci sono i fiori.

★ Scozia ★


Broch or Houlland, Shetland
Nei pressi di questa antica torre di pietra sono state udite delle Fate suonare con il violino una famosa melodia del luogo.

Burnswark Hill, Annandale, Dumrries
All’interno della collina sorgeva un palazzo incantato, dove le Fate malvagie costringevano a lavorare per loro, gli uomini e le donne che avevano fatto prigionieri.

Carmylie Hill, Glasgow
Un tumulo vicino alla sommità del colle era noto come “poggio del popolo incantato”, in quanto le Fate vi danzavano la notte.

Dun Borbe, South Harris, Isole Ebridi
Le Fate vivevano in questa antica fortezza. Qualcuno conficcò nella porta un coltello di ferro che esse non poterono togliere, non osando toccare questo metallo. All’uomo che lo tolse, venne donata dalla Regina delle Fate una macina per il sale.

Dun Borve, Snizort, Isola di Skye
Questa antica fortezza è stata una delle dimore preferite dalle Fate, finché un uomo del villaggio gridò: «La fortezza delle fate va a fuoco!», esse allora fuggirono, e se ne andarono definitivamente quando scoprirono di essere state ingannate.

Dundreggan, Glenmoriston, Inverness
Le Fate che abitavano nelle viscere di questa montagnola hanno sempre cercato di rapire le madri dei neonati, affinché facessero da balia ai loro piccoli. Un contadino la cui moglie aveva appena partorito pascolava il bestiame, allorché, trasportato da un soffio di vento, udì un lamento della propria moglie, lanciò il suo coltello al vento invocando la Santissima Trinità, e la moglie cadde al suolo. L’aveva liberata dalle Fate.
Un’altra donna del luogo rimasta intrappolata a Dundreggan venne salvata spruzzando dell’acqua di Iperico sul monticello.

Dun Osdale, Duirinish, Isola di Skye
Un membro del clan dei Macleod fu invitato ad un banchetto delle Fate che si teneva in questo forte. Quando gli venne offerto del vino dentro un calice d’oro, non lo bevve ma rubò il calice.

Castello di Dunvegan, Isola di Skye
Nel castello viene conservata un’assai malandata “bandiera delle fate”. Numerose sono le leggende che riguardano il modo in cui la famiglia ne sarebbe venuta in possesso. Veniva portata in battaglia perché, secondo una fanciulla fatata, quando non era spiegata, appariva una moltitudine di uomini armati e metteva in fuga i nemici.

Eildon Hills, vicino a Melrose, Roxburgh
Thomas il Rimato, re, poeta e profeta, vide la Regina degli Elfi mentre vagava per le colline, e lei gli lanciò un incantesimo rendendolo suo schiavo. Lo portò in una caverna e da qui nel Regno degli Elfi, dove trascorse sette anni prima che gli venisse concesso di andarsene, con in regalo «una lingua incapace di mentire».

Fairy Hill, Aberfoyle, Perth
Si dice che il reverendo Robert Kirk alla sua morte, avvenuta qui nel 1692, sia stato condotto nel Regno delle Fate. Venne seppellito nel cimitero, ma si racconta che la bara fosse piena di sassi. La sua tomba è facilmente individuabile, coperta da una lastra di pietra arenaria rossa.

Haltadans, Fetlar, Isole Shetland
I Trows (termine con cui vengono definite le Fate delle Shetland) danzavano alla luce della luna, presso certi massi denominati “danza zoppicante”. Una volta in cui ballarono fino all’alba, per punizione furono trasformati in pietre.

Tomnahurich (Collina dei Yews), Inverness
Secondo la leggenda, all’interno della collina vivevano le Fate, e Thomas il Rimatore dormiva in questo luogo con i suoi seguaci.

☆ Italia ☆


Carnia Alpe Verde
Lungo misteriosi sentieri di boschi secolari della Carnia può accadere di tutto, anche di incontrare, tra antiche radici corrose dall’inverno e pallidi fiori della stagione nuova, qualche Folletto impertinente (sbilf), che si diverte con irriverenza a molestare il sonno di una Strega (strie) arcigna brontolona.
Il visitatore non si spaventi, in una natura incontaminata può accadere anche questo, calibri il suo passo, aguzzi lo sguardo e tenda l’orecchio per ascoltare le storie, intrecciate ad antiche leggende, che il vento del nord da millenni racconta.
L’Omenut di Cjanal, ad esempio, è un personaggio non ben definito, ma abbastanza noto nella leggenda popolare carnica, che abita in una fascia molto estesa che va dalla Valle d’lncaroio alla Val Pesarina. Non nocivo, come tutti gli Elfi è un po’ dispettoso, ma soprattutto è un bravissimo suonatore. Si narra di un “omenut” con tanto di tuba verde e frac rosso, che suonava, in certe sere, il violino a Prato Carnico.
La sua musica era stregata e tutti coloro che la udivano, umani e non, erano costretti a ballare. Nessuno riusciva a smettere fintanto che l’Omenut suonava. Ormai questo non avviene da parecchio tempo, forse l’Omenut non si diverte più, oppure, nauseato dal fracasso della nostra civiltà, si è ritirato in luoghi più tranquilli…

I Nani del Castello di Dierico
A Dierico (Paularo), sulla cima del monte Cjastillr, a quota 1250 metri sorgeva un antico fortilizio a controllo della strada romana che, attraverso la Valle d’Incaroio e quella di Pontebba, univa le due grandi arterie romane della via Iulia Augusta e della via Beloio, e quindi anche i centri di Iulium Carnicum (Zuglio) e di Virunum (Klagenfurt).
La sua esistenza è confermata da recenti ricerche che hanno evidenziato l’affossamento di alcune murature della torre di guardia. Raccontano i valligiani che in quel castello mezzo sotterrato, vivessero dei nanetti trogloditi “Guriuts”, i quali avevano il compito di custodire un immenso tesoro. Nascosti dietro i cespugli essi colpivano a morte, coi loro coltelli avvelenati, chiunque osasse avvicinarsi al castello.
Nessuno, neppure tre temerari boscaioli, riuscì mai a sfuggire, né mai i fedeli nanetti rivelarono ad alcuno il loro tesoro.

Calidario, il Lago delle Ninfe – Venturina, Livorno
Il Calidario è un laghetto con sorgente naturale di acqua calda a 36 gradi che sgorga direttamente dalla terra. In questo luogo caro agli etruschi e ai romani, è possibile abbandonarsi alla danza di mille bolle calde provenienti dal grembo della terra: potete accoccolarvi sotto le cascate ed essere accarezzati dalle mani delle volubili Ninfe, potete ascoltare il vostro IO più profondo nelle nicchie, avvolto da vapori eterei di essenze pregiate, potete essere incantati dalla bellezza del thermarium, specchio di altri tempi, ora più vicini a noi.
Quando ci si rilassa o si dorme vicino alle ricche acque termali e ai vapori o ci si immerge per un lungo bagno, il calore della terra lenisce e rigenera il corpo, la presenza della Dea in questi luoghi è personale, sensuale e avvolgente: le sorgenti termali sono gli orifizi naturali del grembo della Dea, i caldi fuochi della terra. Sorgendo dal profondo, le acque premono contro la superficie della terra e la rinfrescano.
Secondo la tradizione, il re o il capo tribù locale si unisce alla Dea bevendo o immergendosi nelle acque. La ferlilità della terra è allora assicurata, talvolta con inondazioni che ricreano nuovamente il mondo. Questa presenza di acqua e fuoco della Dea dona il potere di manifestare i cambiamenti interiori nelle questioni della vita quotidiana. Il paesaggio circostante è davvero straordinario: colline picchiettate da macchie di ulivi vanno a degradare nel blu del vicino mare.

Dégoiz, il paese degli Elfi – Valsavarenche, Aosta
Un paese davvero incantato, basta passeggiare nelle stradine per incrociare gli sguardi curiosi della gente del posto. Ad una prima occhiata tutto pare normale, ma piccoli particolari nelle persone, nei luoghi, vi faranno capire che qualcosa di molto speciale vive in questo paesino all’interno di un meraviglioso e selvaggio parco naturale.
Una leggenda narra che in questa valle vivesse una comunità d’Elfi. Decimati da carestie e dall’avanzata dell’uomo decisero di mescolarsi a loro. Diversi sono i segni di questa storia nel paesaggio e nelle persone, ve ne accorgerete da soli…
Nelle notti chiare di luna piena, si racconta, qui hanno luogo le ridde elfiche.

La valle delle Fate – Val Chalamy, Parco naturale del Mont Avic, Aosta
In alto tra i monti dorati, sono ancora le Fate ad imperversare, numerosissimi i tumuli di pietre, passaggi per il loro mondo. Al fianco dei grandi noccioli, arbusto prediletto dalle Fate, con occhio fermo è possibile scorgere strani fenomeni…
Tantissime anche le farfalle: non meno di 1100 le specie vivono nella valle di Champdepraz, di cui quattro scoperte di recente ed assolutamente nuove per la scienza, e nove trovate in Italia per la prima volta proprio nel Parco. E non è escluso che nuove ricerche riservino altre sorprese, dunque andate tutti sui sentieri del parco di Champdepraz, alla ricerca di una farfalla o di una Fata che potrà prendere il vostro nome…

Le montagne di re Laurino – Alto Adige
La Catena del Catinaccio si estende maestosa all’inizio della valle, dove un tempo i veneziani cercavano l’oro nelle fonti e nei torrenti. Sopra di essa si erge a sentinella della valle la cima del Catinaccio, lo Sciliar. Secondo la leggenda, nel passato vi sorgeva un magnifico giardino di rose, un vero paradiso nascosto agli occhi del mondo, il cui splendore poteva essere ammirato da pochi mortali. Solo dall’altezza delle cime adiacenti era infatti possibile gettarvi uno sguardo.
Il giardino era bagnato da fonti d’oro e d’argento, verdeggiava estate ed inverno in un eterno splendore primaverile, ed era abitato da un popolo di Nani dal carattere mite, governati da un re molto saggio. Un giorno, però, il gigante che abitava il Glunkezer, nemico del sovrano dei Nani, gettò un’intera montagna sul Catinaccio e distrusse quel bel mondo. Ora la zona è impervia e fredda, coperta da un ghiacciaio di recente formazione, non vi cresce più rosa alcuna, né di giardino né alpestre.
In primavera e in estate fiorisce, però, un genere di fiori che scintilla di un colore rosa. È una varietà sessile che, presente in gran quantità, conferisce al pascolo alpino una sfumatura rosata e mantiene viva la leggenda del giardino delle rose.
Il più bello tra tutti i giardini di rose si trova nei pressi di Lagundo, non lontano da Castel Tirolo, è un enorme giardino naturale, molto rigoglioso, pieno di uva e fichi, verde di cipressi e pini, il più suggestivo angolo di tutta la regione.

Il giardino delle rose di re Laurino – Alto Adige
Così viene chiamata ancora oggi dal popolo sudtirolese la ridente regione attorno a Lagundo e Castel Tirolo. La leggenda di Laurino, re dei Nani, sembra essere penetrata nuovamente nella tradizione popolare orale, dalla quale comunque un poeta attinse inizialmente, attraverso un’antica saga tedesca, che costituisce un’appendice del conosciuto Libro degli eroi.
L’antica saga è tessuta romanticamente, la leggenda invece è semplice come lo deve essere una vera leggenda popolare.
Laurino si chiamava il sovrano dei Nani, era un vecchio canuto, pacifico e di buon animo, ed aveva una figlia affettuosa e molto bella, che desiderava tanto un giardino, così pregò suo padre di concederle un fazzoletto di terra alla luce del sole. Il re abitava, infatti, in un castello di cristallo che si trovava nelle profondità della montagna, sulla quale ora si erge l’antico Castel Tirolo.
Il buon padre esaudì il desiderio della figlia, che eliminò dal campo concessole spine e cardi e vi seminò rose di tutte le specie. In questo modo ebbe origine il giardino delle rose, così bello e splendente che la sua vista ancora oggi riempie di gioia il viandante e gli fa dimenticare i suoi crucci. Per consentire a tutti di ammirarlo la fanciulla non circondò il suo giardino con mura o staccionate, ma con nastri di seta dorata, come facevano, secondo l’antico costume pagano dei Germani, i sacerdoti con i loro Dèi, e come fece anche Crimilde con il suo giardino di rose nella palude renana presso Worms. Così tutto il popolo poteva bearsi dello splendore e del rigoglio dei fiori del giardino delle rose.
Come e quando questo regno scomparve, la leggenda non lo racconta con precisione. La regione è ancora un giardino divino, ma né Laurino né sua figlia si vedono più. Solo la leggenda dei Nani o dei Norgglein è ancora, eternamente, viva.
A Castel Tirolo si narra che abiti un Norgglein dal ridicolo nome di Burzingala o Burzingele, che una volta fece una richiesta d’amore alla signora del castello. Si dice che un altro viva sul Mutkopfe, dietro il paese, e che nelle chiare notti di luna faccia risuonare per i pascoli alpini la sua canzone:

Son così grigio
son così vecchio
penso tre volte il prato
penso tre volte il bosco!

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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