L’Isola di Avalon

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Data di pubblicazione: 17 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

❈ Origini del nome di Avalon ❈

Avalon è famosa per le sue splendide mele, infatti il suo nome, letteralmente dovrebbe significare Isola delle Mele, ma secondo alcune teorie la parola Avalon potrebbe essere anche una traslitterazione inglese del termine celtico Annwyn, cioè il Regno delle Fate, o Neverworld. L’Isola di Avalon veniva chiamata anche “Inis witrin” (cioè “Isola di Vetro”) per l’abbondanza di guado, pianta che sfuma sull’azzurro e che i guerrieri celti utilizzavano per tingersi il volto per andare in battaglia.

Il primo documento scritto che ci parla di Avalon, dandogli il significato di Isola delle Mele, si trova nella Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmounth; questa è la traduzione più probabile, visto che in bretone ed in cornico il termine usato per indicare mela è Aval, mentre in gallese è Afal, pronunciato aval. Inoltre il concetto di una “isola dei beati”, posta nell’estremo Occidente (il luogo del tramonto), è presente anche altrove nella mitologia indoeuropea, in particolare nel Tír na nÓg e nel mito delle greche Esperidi (anche queste ultime famose per le loro mele).

Eppure, sebbene Geoffrey basasse la sua Avalon sul mondo ultraterreno della tradizione celtica (A-val o Avillon), la sua interpretazione si riallacciava piuttosto agli scritti classici sulle Isole Fortunate, dove la frutta cresceva da sola e la gente era immortale. In termini mitologici, simili luoghi erano sempre “al di là del mare occidentale”. Ad Avalon sarebbe arrivato Giuseppe d’Arimatea, in fuga dalla Palestina, insieme ad alcuni suoi compagni, portando con sé il Sacro Graal, il calice nel quale aveva raccolto il sangue di Gesù dopo la sua crocefissione e lo avrebbe nascosto in un pozzo. Secondo alcune leggende (il poeta Robert de Boron), Avalon sarebbe il luogo visitato da Gesù e da Giuseppe d’Arimatea, dove quest’ultimo si rifugiò, fondando anche la prima chiesa della Britannia.

Nell’Inghilterra meridionale, nel “Somerset”, si trova un colle, spesso coperto di nebbie e circondato da paludi, tanto da sembrare in certi momenti un’isola, con una enigmatica torre e, al di sotto, i resti dell’abbazia di Glastonbury.

Oggi l’isola di Avalon è normalmente associata alla cittadina di Glastonbury. Sarebbe anche il luogo in cui fu sepolto Re Artù, trasportato fino all’isola su una barca guidata dalla sorellastra, la Fata Morgana.

Secondo la leggenda Artù riposa ancora sull’isola, in attesa di tornare nel mondo quando esso ne sentirà nuovamente il bisogno: a partire dagli inizi dell’XI secolo, infatti, prese corpo la tradizione secondo cui Artù fu sepolto nella Glastonbury Tor, che in passato era circondata dall’acqua, proprio come un’isola.

Durante il regno di Enrico II, secondo il cronista Giraldo Cambrense ed altri, l’abate Enrico di Blois commissionò una ricerca che, ad una profondità di cinque metri, avrebbe portato alla luce un enorme tronco di quercia o una bara con un’iscrizione: “Qui giace sepolto l’inclito re Artù nell’isola di Avalon“.

I resti furono sotterrati di nuovo davanti all’altare maggiore, nell’abbazia di Glastonbury, con una grande cerimonia a cui parteciparono anche re Edoardo I e la sua regina. Il luogo divenne meta di pellegrinaggio fino al periodo della riforma protestante, ed una vicina vallata porta il nome Valle di Avalon. Comunque, la leggenda di Glastonbury è stata spesso considerata falsa.

L’identificazione della sede dell’Abbazia con la mitica Avalon risale al 1190, quando appunto, nel corso di alcuni scavi, furono trovate una lapide ed una bara di legno contenente ossa gigantesche, che potevano essere appartenute ad un uomo di oltre due metri e, accanto ad esse, altre più piccole. Le ossa, che furono attribuite a Re Artù e alla regina Ginevra, furono successivamente portate via ed il monastero venne distrutto.Ma se l’associazione tra Glastonbury e Re Artù risale al Medioevo, quella tra Glastonbury e il Sacro Graal è relativamente recente, poiché risale al XIX secolo, grazie agli “Idylls of the King” di Alfred Tennyson, e poiché in un pozzo di Glastonbury si raccoglieva naturalmente acqua rossastra, l’associazione al sangue di Gesù fu semplice: a giustificazione del fenomeno si disse che Giuseppe d’Arimatea aveva sepolto lì vicino la coppa col sangue di Gesù.

Anche se non tutti gli studiosi accettano l’identificazione di Avalon con Glastonbury, preferendo altri luoghi quali il castello di Peel nell’Isola di Man, sulla verde collina (Tor) di Glastonbury si sono riuniti secoli di leggende e di folklore e, in vari modi, tutte queste leggende dimostrano una cosa, che questo è un luogo dove la divisione tra i mondi, quello materiale e quello invisibile, è sottile.

Qui si sarebbero verificate strane esperienze che, di volta in volta, sarebbero state interpretate in relazione alle credenze dei tempi: un essere dell’altro mondo incontrato su questa collina può essere chiamato Fata in un secolo, Spirito della Natura in un altro, ed “ET” (extraterrestre) in tempi più recenti.

La collina, con in cima la sua enigmatica torre, è divenuta un simbolo di Glastonbury. Essa domina la città e il paesaggio circostante, ed è il primo segno che indica al viaggiatore l’avvicinarsi di Glastonbury. Mitologia naturale, paganesimo, leggende cristiane, e le idee più recenti circa la Vita e l’Universo, hanno tutti trovato su questa collina una comoda nicchia, è come se il “genius loci” fosse uno Spirito potente, capace di attrarre e favorire ogni genere di idea.

Il luogo è certamente antico, e l’archeologia moderna è d’accordo con la leggenda a tale proposito. La leggenda narra che molte migliaia di anni fa, questa collina era una di sette isole, una delle poche terre non sommerse da una grande inondazione, e lo sarebbe stata per secoli, perché le acque dell’inondazione impiegarono molto tempo per ritirarsi.

Poi rimasero paludi salmastre che al culmine dell’estate si prosciugavano, ed infatti “Somerset”, la regione della Cornovaglia in cui si trova, è l’abbreviazione di “Terre d’Estate”, perché l’area d’inverno era inondata e pertanto non poteva essere abitata. La collina era chiamata anche “Ynis Witrin” o “Isola di vetro”, collegata al continente solo da una stretta striscia di terra durante la bassa marea.

Questo periodo di semi-isolamento può non solo aver preservato al luogo le caratteristiche della natura di un altro mondo e le particolari energie che la caratterizzavano, ma ha anche aggiunto ad esso un’aura di specialità agli occhi della gente.

Avalon potrebbe anche essere il ricordo di Lyonesse, un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto una delle città di Atlantide.

Questa origine ne farebbe un importante luogo di rigenerazione e di vita, sia simbolicamente che praticamente. C’è persino chi pensa che il luogo sia stato progettato in tal modo da coloro che previdero l’inondazione e che, deliberatamente, vi infusero una forte energia per farne il nostro collegamento diretto con un antico mondo perduto.

Nel simbolismo archetipico le colline e i luoghi di elevata altezza sopra il livello del mare, in genere sono considerati come ponti tra la terra e il cielo, essi rappresentano un legame tra la realtà materiale e le dimensioni invisibili. Gli antichi Celti pensavano ai luoghi posti in alto come a divinità, esseri potenti collocati in un mondo dove tutta la natura era abitata da entità coscienti.

L’influenza romana più tardi modificò quell’idea, cosicché non erano più le colline ad essere vive, ma gli Dèi ad abitarle. La combinazione di queste credenze con le speciali qualità del luogo hanno reso quasi inevitabile che Glastonbury Tor, sia stato ritenuto la sede di molti particolari esseri.

Molti ritengono tuttora che questo sia uno dei tanti luoghi in cui le energie della terra siano più potenti, e lo dimostrerebbe anche il fatto che dalle epoche più remote sarebbe stato sede di templi. Era certamente un luogo sacro da molto tempo prima dell’arrivo di Giuseppe d’Arimatea, e il potere dell’acqua rossa del pozzo del calice non avrebbe niente a che vedere con il calice, ma deriverebbe dal fatto che essa sgorga da un luogo molto speciale, da una fonte molto profonda che sarebbe in un altro mondo o in un’altra dimensione. Sembra che in tempi remoti, sulla sua cima della collina sorgesse anche un tempio circolare di pietra come quello di Stonehenge che, come rammentiamo, è una località dell’Inghilterra meridionale dove si trova la più grande e famosa costruzione megalitica circolare, forse un tempio, forse un osservatorio astronomico o entrambe le cose, eretto attorno al 2800 a.C., parzialmente distrutto, risistemato nel 1560 a.C. e, successivamente, di nuovo abbattuto.

Negli anni ’70 del secolo scorso, un veggente avrebbe descritto il luogo com’era nel suo lontano passato: “La collina nel passato era molto diversa da come la vediamo oggi, c’era un tempio sulla sua cima, come un tempio greco, ma circolare. Aveva un bellissimo pavimento a mosaico che rappresentava uno zodiaco, era circondato da dodici colonne biancastre e sotto la pavimentazione c’era una volta, mentre la parte superiore era a forma di cupola. C’erano sette guardiani in abiti blu chiaro, ed il tempio era circondato da alberi e da un canale.” Secondo altre teorie, Avalon sarebbe l’Ile Aval o Daval, sulla costa della Bretagna, oppure Burgh-by-Sands, nel Cumberland, che al tempo dei romani era il fortilizio di Aballava, lungo il Vallo di Adriano e vicino a Camboglanna, al di sopra del fiume Eden, ora Castlesteads. Per una coincidenza, il sito dell’ultima battaglia di Artù si sarebbe chiamato Camlann.

Per altri Avalon sarebbe da ubicare sul Monte di San Michele, in Cornovaglia, che si trova vicino ad altre località associate con le leggende arturiane. Questo monte è, in realtà, un’isola che si può raggiungere quando c’è bassa marea.

✧ “Le nebbie di Avalon” di Marion Zimmer Bradley ✧

Tra i molti romanzi e leggende vi è “The mists of Avalon” di Marion Zimmer Bradley, Best Seller ormai riconosciuto in tutto il mondo per lo straordinario connubio di storia e leggenda. La trama è quella nota a tutti, l’autrice non la stravolge, ma la arricchisce con una contestualizzazione sia fantastica (i riferimenti ad Atlantide o la magia di Merlino) sia storica: la rinascita Celtica della Bretagna post Romana. Ella colloca la corte di Artù in Cornovaglia e trasporta l’Isola di Avalon al centro di un lago, protetta costantemente da nebbie volute dalla Dea: divinità complessa e completa, Dea Madre che dà la vita, Dea Figlia, Dea Sposa, e Dea che incarna la morte per il bene della terra da lei protetta. Ad Avalon, grazie alle presenza della Dea, il tempo scorreva secondo diversi criteri, il clima era sempre mite e sulla leggendaria Isola delle Mele si godeva di una primavera perenne.

Importanti, oltre alla figure note di Morgana la Fata, e di Viviana, Dama del Lago, sono quella di Uther Pendragon, figlio di re Costante di Britannia, marito di Igraine di Tintagel, e da cui nacque il figlio Artù.

 “…La spada, Artú. Excalibur. Stringila e lanciala lontano nelle acque del Lago
[…] Lascia che le nebbie di Avalon l’inghiottano per sempre… “

Questo libro racconta la storia di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, ma in questo scenario storico si svolgono e s’intrecciano anche le vite di grandi personaggi femminili tra le quali la Fata Morgana, sorella ed amante di Artù, e la bionda ed eterea Ginevra, infelice consorte del re.

Ma è soprattutto il magico Regno di Avalon a fare da grande protagonista; qui religione e magia si fondono per creare grandi misteri, conosciuti solo dalle Sacerdotesse di Avalon e dalla somma Sacerdotessa Morgana, che andranno ad influire sulle vite di re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda: il cardine del romanzo è il conflitto tra la religione cristiana, ai suoi albori, e l’antica religione britannica, quella celtica, che ha il suo “cuore” e il suo simbolo nell’Isola Sacra di Avalon, dove i Druidi venerano la Dea Madre.

Morgana, sorella di Artù per parte di madre, è stata allevata ad Avalon, è una sacerdotessa della Dea e viene prescelta dalla Dama del Lago, la Grande Sacerdotessa Viviana (zia di Artù e della stessa Morgana), per partecipare al rito antichissimo delle Nozze Sacre, in cui il nuovo re, dunque Artù, si unisce alla terra che giura di proteggere.

Separata fin da bambina dal fratellastro, lo riconosce troppo tardi e quando si scopre incinta, sconvolta ma decisa a non essere una docile marionetta nelle mani di Viviana (che teme che Artù possa trasformare la Britannia in una terra cristiana e perciò vuole che almeno il suo erede sia fedele ad Avalon), fugge… e non può sapere che quel figlio non voluto, sarà lo strumento della distruzione del padre.

Ginevra rappresenta il Cristianesimo, è sposata ad Artù e gli è devota, ma è innamorata da sempre di Lancillotto e la sua coscienza è lacerata tra il dovere e il vero amore…

Anche le altre protagoniste sono altrettanto affascinanti e complesse: c’è Viviana, capace di grandi affetti, ma anche di gesti spietati in nome della Dea a cui rimarrà fedele fino alla morte; Igraine, sua sorella, prima data in moglie ad un uomo vecchio che non ama e poi al Grande Re, Uther Pendragon, padre di Artù; Morgause, la più giovane delle tre, ambiziosa e crudele, ma ben decisa ad usare gli uomini piuttosto che farsi usare da loro; ed infine la sfortunata Nimue, strumento nelle mani di Morgana, che cade vittima del sortilegio d’amore ordito per distruggere Kevin, Messaggero degli Dèi divenuto traditore di Avalon.

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4 commenti

  1. Su questi affascinanti argomenti (Yns Mon, l’isola dei druidi, druidi e sacerdotesse di Sein, Samhain, magica musica celtica e manoscritti misteriosi…) vi consiglio il romanzo “Il corvo e lo scorpione”: un intreccio avventuroso tra storia, mito e fantasia dove le forze del bene si scontrano con quelle del male. Dove il druidismo celtico si scontra con l’oscuro e potente ordine nero di Roma: gli Scorpioni Neri.

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