Atlantide

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Data di pubblicazione: 7 ottobre 2011 ©Giardino delle Fate

Se si prova a cercarla su una carta geografica, non si riesce a trovarla da nessuna parte. Eppure quella di Atlantide è forse l’isola più famosa del mondo.

La sua storia, affascinante e misteriosa, è stata narrata tanto tempo fa, e precisamente nel IV secolo prima di Cristo, dal filosofo greco Platone in uno dei suoi “dialoghi”, tuttavia essa è molto più antica.

Al di là di quello stretto di mare chiamato le colonne d’Ercole, c’era una volta una grande isola chiamata Atlantide. L’isola era governata da dieci re, i discendenti del dio del mare Poseidone, ed era ricca di metalli e foreste, di animali selvatici e domestici, di spezie, frutti e legumi. La sua capitale, dominata da un’alta montagna, era popolata da favolose dimore, palazzi e templi rivestiti d’oro, d’argento e d’avorio.  La circondavano tre fossati circolari recintati da alte mura, e il suo grandissimo porto formicolava di mercanti e di navi provenienti da ogni parte del mondo. I re erano modelli di saggezza e di bontà per tutto il popolo, e per generazioni la vita sull’isola trascorse in pace, concordia e grande prosperità.
Ma con il passar del tempo la corruzione prese a regnare nel felice mondo di Atlantide e gli uomini si fecero avidi e crudeli. Allora Zeus, il sovrano degli dèi, decise di impartire un severo castigo: mandò terremoti e inondazioni e, nello spazio di un giorno e di una notte tremendi, la potente e immensa isola si inabissò in mare e scomparve per sempre.

Il racconto di Platone ha un tono di tale drammatica veridicità, che per secoli gli appassionati di misteri si sono posti la stessa domanda: se l’isola continente che il filosofo descrive grande come “Libia ed Asia messe insieme” è esistita realmente, dove poteva mai sorgere?Molti hanno creduto di trovare una risposta e così, di volta in volta, l’hanno immaginata nei luoghi più impensati: naturalmente nel bel mezzo dell’Atlantico, ma anche in Iugoslavia e in Francia, in Mongolia e nell’Iran, a Malta e in Brasile, in Messico e in Groenlandia.

Quando però sono entrati in campo scienziati, geologi ed archeologi, nessuna delle cento Atlantidi ha retto alla loro verifica, tanto meno quella indicata da Platone al di là delle colonne d’Ercole (cioè oltre lo stretto di Gibilterra): in nessun punto infatti i fondali dell’Atlantico hanno rivelato traccia di una possibile terra sprofondata in seguito ad un cataclisma così imponente.

Mistero molto intrigante che appassiona, da epoche, studiosi e ricercatori ma anche uomini comuni che vedono in Atlantide una specie di Paradiso, dove nessun essere umano è riuscito mai ad arrivare.

Per quanto riguarda le cause del cataclisma, le ipotesi sono molteplici: dall’eruzione vulcanica, ad una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.

Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini, e la scomparsa di un intero continente modificherebbe le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche, e creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche. L’onda d’urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell’interno; l’immensa e rapidissima compressione causata dall’impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H, e la polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali.

Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti. Occorre dire, infatti, che se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno ed una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un’era di barbarie, ed una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque, seimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato…

Ma un giorno un archeologo greco, Spyridon Marinatos, ebbe un’idea: forse Platone stesso, che aveva raccolto l’antica storia di Atlantide da un sacerdote egizio, non sapeva dove sorgesse la mitica terra. E forse, per descrivere la fine, aveva preso spunto da un avvenimento che si era verificato assai più vicino a lui di quanto volesse far credere.

Nel Mediterraneo, e più precisamente nel Mar Egeo, esisteva infatti un’isola, chiamata Thera, che mille anni prima, cioè nel 1628 avanti Cristo, aveva subìto una catastrofe naturale terribile.

Al centro di Thera (oggi conosciuta anche con il nome di Santorino), sorgeva un’immensa montagna che dominava una città ricca e splendente, fra le più potenti dell’epoca. Una città che doveva corrispondere perfettamente alla descrizione, fatta da Platone, della capitale di Atlantide, con il suo porto fiorente che dominava il mare.

Ma la montagna che dominava Thera non era una montagna qualunque: era un vulcano che spesso lanciava segnali minacciosi, borbottii, pennacchi di fumo, scrolloni e tremori prolungati. Gli abitanti dell’isola non si preoccupavano molto del vulcano, dato che il mare intorno era pescoso, i campi fertili, il clima mite e i commerci andavano a gonfie vele.

Un giorno però i borbottii divennero boati e i pennacchi di fumo nuvole gigantesche e poi cascate di fuoco. Tutta l’isola si scuoteva dal profondo delle viscere e il mare ribolliva in ondate gigantesche… Gli uomini capirono che la fine era vicina, raccolsero le loro cose più preziose, le misero sulle barche e presero il mare.

Quasi tutti riuscirono a mettersi in salvo, mentre i pochi che non erano fuggiti per tempo non sapevano a quale dio votarsi, sembravano formiche impazzite quando il formicaio prende fuoco. E poi accadde.

Il vulcano scoppiò letteralmente, la terra sprofondò nel mare e da una sola grande isola si formò un arcipelago a forma di mezzaluna. L’esplosione, hanno calcolato gli scienziati, fu paragonabile a quella di due milioni di bombe atomiche.

La catastrofe ebbe ripercussioni spaventose: una spessa coltre di ceneri si depositò fino a 1.000 chilometri di distanza e l’isola di Creta, che si trova ad un centinaio di chilometri a sud di Thera, fu spazzata da un maremoto fra i più terribili della storia. Ancora oggi a Santorino si vedono chiaramente le conseguenze del cataclisma: strati di pomice alti quattro metri, depositi di ceneri bianche di uno spessore che varia dai 18 ai 24 metri e la forma stessa dell’isola, una mezzaluna al centro della quale ancora spunta un piccolo cono vulcanico che emette ogni tanto inquietanti sbuffi di fumo.

E poi, soprattutto, c’è Akrotiri, un piccolo centro a sud dell’isola, dove gli scavi di Marinatos hanno portato alla luce la testimonianza più preziosa: una città con strade e case a due e tre piani decorate da splendidi affreschi, conservati in modo straordinario come in una Pompei del Mar Egeo. I loro autori erano davvero gli atlantidi?

Forse non lo sapremo mai con certezza… certo è che, comunque, prima della nostra razza siano esistite altre razze ed altre civiltà:

Razza Polare (o protoplasmatica)
Razza Iperborea
Razza Lemure (Lemuria)
Razza Atlantidea (Atlantide)
Razza Aria (l’attuale razza umana)

Con il susseguirsi delle razze la materia è diventata sempre più presente. Ognuna di queste razze ha vissuto quattro età:

Età dell’oro
Età dell’argento
Età del bronzo
Età del ferro

che sono come Primavera, Estate, Autunno ed Inverno di una civiltà.

L’uomo non deriva dall’evoluzione di un progenitore comune allo scimpanzé, anzi, le scimmie sono una degenerazione di antichi uomini: l’uomo si è evoluto solo da un punto di vista scientifico e tecnologico, ma secondo l’antropologia gnostica siamo in una fase di involuzione psichica e spirituale.

Le prime due razze erano spirituali, prive di sesso e semidivine. I Celti si dichiaravano discendenti degli Iperborei, che a loro volta discendevano dai Polari, così chiamati perché forse portati dalla stella polare.

Anche sulla collocazione geografica di Lemuria ed Atlantide si leggono teorie diverse: Lemuria pare fosse collocata nell’Oceano Pacifico, infatti questo continente veniva chiamato anche Pacifica, e possedeva una scuola di sublimazione che rendeva gli uomini immortali, che si realizzavano come esseri androgini.

Quando poi Lemuria si inabissò, emerse Atlantide e a popolare questo nuovo continente c’erano già molti lemuri immortali ed androgini, che hanno continuato a rendere immortali gli individui tramite la trascendenza del sesso.

Atlantide era situata probabilmente nell’Oceano Atlantico, ma c’è chi l’ha collocata al Polo Nord, e secondo alcune teorie sarebbe scomparsa a causa di cambiamenti atmosferici e una grande inondazione, conosciuta come il Diluvio Universale. Durante l’Età dell’oro Atlantide ha conosciuto razze di cinque colori: pelle nera, rossa, gialla, bianca e azzurra. Si dice che gli abitanti di Atlantide fossero di grande statura e, in quanto esseri molto a contatto con l’acqua, si è supposto che gli eredi sopravvissuti di Atlantide fossero gli Oannes, creature metà uomo e metà pesce, che di giorno vivevano sulla terra e di notte nel mare. La figura degli Oannes è reperibile nella mitologia babilonese.

Anche gli animali atlantidei erano molto grandi e nell’Età dell’oro erano docili, i leoni erano impiegati per il traino; l’età dell’oro non conosceva l’egoismo.

Nell’Età dell’argento l’uomo incominciò a conoscere l’egoismo e il predominio sugli altri; in questo periodo, circa 800.000 anni fa, vi fu una prima catastrofe. Nell’Età del bronzo invece iniziarono le prime guerre, gli abusi sessuali, ed esperimenti sul alcuni organi del corpo umano; in questo periodo, 200.000 anni fa, si verificò la seconda catastrofe.

Infine, l’Età del ferro fu caratterizzata da odio, guerre, violenza e potere. Avvennero esperimenti ed incroci sessuali che diedero vita ad uomini più vicini al regno animale che umano. Joel Ducatillon, nel suo libro Acqua Diamante, una Coscienza, parla proprio di questo: egli afferma che in Atlantide noi (perché gli Atlantidei eravamo noi) abbiamo subìto una manipolazione del DNA.

Noè annunciò che sarebbe giunta una catastrofe. Così, circa 12.000 anni fa, avvenne l’inversione dei poli terrestri di 2000 Km, con conseguente inondazione (diluvio universale) e la fine di Atlantide. Il diluvio è descritto nei testi antichi di molte civiltà: Aztechi, Maya, Egizi, Babilonesi, Greci, Tibetani…

Colui che noi chiamiamo Noè è conosciuto in Germania come Belgemir, in Babilonia come Oannes, in Persia come Yima ed in Oriente come Manù. Dopo l’inondazione avvenne la glaciazione, ed un nuovo scenario si aprì alla quinta razza: la razza aria.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato che i superstiti di Atlantide avessero tentato una propria ambientazione nell’attuale era, e l’ipotesi spiegherebbe la costruzione di monumenti simili tra loro come le piramidi Maya e quelle Egiziane. Lo stesso studioso Peter Kolosimo ha osservato le sorprendenti affinità tra le piramidi messicane e quella di Cheope, e restano un mistero anche le costruzioni dell’Isola di Pasqua.

Queste opere misteriose si spiegano come provenienze dalla civiltà atlantidea, ma c’è chi azzarda l’ipotesi che possano essere state costruite attraverso insegnamenti ricevuti da civiltà aliene. In molte rappresentazioni di uomini primitivi compaiono immagini di navi spaziali, ad esempio in testi indiani antichi (Rig Veda) si parla di esseri divini e luminosi scesi da navi volanti.

La storia dell’Umanità comprende moltissimi avvistamenti di UFO e una diffusa teoria sostiene che la stessa Atlantide possa essere stata creata da una civiltà extraterrestre.

La nostra razza, stando ad antiche profezie, dovrebbe concludersi nel 2012, più esattamente tra il 22 e il 23 dicembre 2012. Si parla di cambiamento di polarità, c’è chi sostiene un avvicinamento di Venere alla Terra, chi parla di un ri-allineamento del Sole e di tutto il Sistema Solare con la stella Sirio. Nelle profezie Maya, nelle tribù dei nativi americani, nell’esoterismo cristiano e indù, ovunque… si parla di cambiamento.

Per la scienza sta per avvenire un salto quantico, un salto vibrazionale: per motivi ancora sconosciuti alla scienza, la Terra inverte periodicamente i poli, il polo nord diventa polo sud e viceversa. Questa inversione porta con sé anche un aumento vibratorio dell’energia, ma in realtà il cambiamento vibrazionale è già in atto da alcuni anni e si sta già manifestando, l’essere umano è chiamato a prepararsi al nuovo risveglio

Drunvalo Melchizedek parla di passaggio alla quarta dimensione: nel 2012 le vibrazioni umane evolveranno più rapidamente per prepararsi alla quarta dimensione, nella quale avremo la nostra ultima vita fisica. Dopo la quarta dimensione passeremo velocemente alla quinta dimensione e lì non avremo più il corpo, non ci servirà più perché saremo evoluti, ovvero pura coscienza.

Egli prevede che alla data stabilita, inizieranno tre giorni di oscurità, cioè di vuoto.

❈ Fonti Storiche di Atlantide ❈

Le notizie più complete di cui disponiamo di Atlantide ci vengono fornite da Platone, che la descrisse in due dei suoi famosi dialoghi, il “Timeo” e il “Crizia”, e che hanno dato origine ad opinioni contrastanti. Il filosofo greco basa la sua descrizione di Atlantide su quelli che, secondo lui, erano i documenti scritti conservati dai sacerdoti egizi di Sais e i dipinti sulle colonne del tempio.

Ecco dunque riportato dal testo del Timeo il dialogo che il legislatore ateniese Solone, un antenato di Platone, ebbe proprio con i sacerdoti Sais: «Molte grandi opere pertanto della città vostra (Atene) qui si ammirano, ma a tutte una ne va di sopra per grandezza e per valore; perocché dice lo scritto di una immensa potenza cui la vostra città pose termine, la quale violentemente aveva invaso insieme l’Europa tutta e l’Asia, venendo fuori dal mare Atlantico. Infatti allora per quel mare la si poteva passare; che innanzi a quella foce stretta che si chiama, come dite voi, colonne d’Ercole, c’era un isola. E quest’isola era più grande della Libia e dell’Asia insieme … In tempi posteriori per altro, essendo succeduti terremoti e cataclismi straordinari, nel volgere di un giorno e di una brutta notte … tutto in massa si sprofondò sotto terra, e l’isola Atlantide similmente ingoiata dal mare scomparve».

Platone conferma la storia dei cataclismi che si scatenarono in quel periodo, nelle “Leggi” in cui afferma che un tempo vi furono grandi mortalità, causate da inondazioni e da altre generali calamità, dalle quale ben pochi uomini riuscirono a salvarsi. Ed è ovvio pensare che, essendo state le città completamente rase da tale distruzione, gran parte della loro civiltà fu con esse seppellita sotto le acque, ed è occorso lunghissimo tempo per ritrovarne la traccia, e cioè non meno di parecchie migliaia di anni.

Secondo lo tradizione egizio-indiana, confermata anche da quella del Galles, la scomparsa dell’Atlantide sarebbe avvenuta in seguito a quattro catastrofi, scatenate probabilmente dall’azione vulcanica.

Il primo cataclisma avvenne circa 800.000 anni fa e fu determinato dal rovesciamento dei poli. Questo avrebbe cominciato ad attaccare l’ossatura terrosa dell’Atlantide che, successivamente, sarebbe stata spazzata via insieme a tutte le terre emergenti dell’Oceano dalle masse d’acqua provenienti dal nord.

Il secondo Cataclisma probabilmente di origine vulcanica, sarebbe avvenuto circa 200.000 anni fa, e per causa sua l’Atlantide restò ridotta e diminuita.

Il terzo cataclisma, causato all’azione vulcanica, avvenne 80.000 anni fa e diede alla terra un aspetto del tutto differente, riducendo l’Atlantide a due isole, Routo e Daitya.

Infine, il quarto cataclisma ebbe luogo nell’anno 9564 a.C., quando Atlantide non esisteva che allo stato d’isola: l’isola di Poseidone. Essa fu inghiottita e disparve così dalla terra; è importante notare come queste tradizioni coincidano in un certo senso con il racconto di Platone, in cui il sacerdote Sais afferma che a lunghi intervalli, avvengono perturbazioni causate dei movimenti celesti, in modo che delle conflagrazioni generali necessariamente ne seguano.

Una memoria della catastrofe geologica che colpi Atlantide ne hanno conservata le nazioni che, secondo ogni probabilità, facevano parte dell’antico impero atlanteo: i Toltechi del Messico e gli Incas del Perù affermavano di essere discendenti di Atlan o Aztlan, una terra lontana «dove si elevava un’alta montagna ed un giardino abitato dagli dèi», ma anche i Dakotas dell’America del nord raccontano che essi provengono da un’isola situata contro il sol levante, che fu poi sommersa e dalla quale scapparono all’epoca del cataclisma.

Una descrizione dell’immagine del cataclisma è contenuta nell’atzeco Codex Chimalpopoca: «In tal momento il cielo si congiunse con l’acqua, in un sol giorno tutto fu perduto, e il giorno consumo tutta l’umanità… anche la montagna sparì sott’acqua».

Nel famoso libro sacro Maya (conservato nel British Museum) si legge: «Nell’anno 6 del Kan, il II muluc, nel mese di zac, si fecero dei terribili terremoti e continuarono senza interruzione sino al 13 chuen. La contrada delle colline di Argilla, il paese di Ma, fu sacrificato. Dopo essere stato scosso due volte, scomparve ad un tratto durante la notte.

Il suolo era continuamente sollevato da forze  vulcaniche, che lo facevano alzare ed abbassare in mille località. Infine cadette… Ciò avvenne 8.060 anni prima della composizione di questo libro». Questa data dell’inabissamento di Atlantide coincide esattamente con quella dei preti egiziani, che la stabiliscono nell’anno 9564 a.C.

Ad Haiti e nelle Antille vi è una tradizione che dice: «Il mare si rovesciò attraverso i rotti argini, e tutta la pianura che si stendeva lontano, senza né fine né termine da alcun lato, fu coperta dalle acque… soltanto le montagne, a causa della loro altezza, non furono coperte da questa inondazione, e le isole».

Secondo le tradizioni gallesi, riguardanti l’Atlantide, tre razze avevano occupato il paese dei Galli e l’Armonica: la popolazione indigena, gli invasori atlanti e i Galli ariani. Inoltre secondo tali tradizioni, ci furono tre grandi catastrofi che avevano sommerso a tre varie riprese un immenso continente, del quale il paese dei galli costituiva una estremità.

Più preciso è un testo scritto dal filosofo greco Proclo nel quale afferma che: «Gli storici che parlano delle isole del Mare Esteriore dicono che ai loro tempi vi erano sette isole consacrate a Proserpina, e tre altre ne esistevano, di una superficie immensa, delle quali la prima era consacrata a Plutone, la seconda ad Ammone, e la terza, della grandezza di mille stadi, a Poseidone. Gli abitanti di quest’ultima isola hanno conservato dai loro antenati il ricordo di Atlantide, cioè una isola immensamente grande, che esercitò lungamente il dominio su tutte le isole dell’Oceano Atlantico.»

Informazioni più dettagliate su Atlantide le troviamo sempre nel testo del Timeo: «L’Atlantide era dunque toccata a Poseidone. Egli mise in una parte di quest’isola dei piccoli che aveva avuto da una mortale. Ed era una pianura situata vicino al mare e, verso il mezzo dell’isola, la più fertile di tutte le pianure … I figli di Poseidone ed i loro discendenti regnarono nel paese per una lunga serie di generazioni, ed il loro impero si estendeva sopra un gran numero di altre isole, anche al di là dello stretto, come già si disse fino all’Egitto e alla Tirrenia.»

Dopo aver descritto la fondazione di Atlantide per opera di Poseidone, il filosofo si addentra nei particolari sulla ricchezza e lo splendore di un impero che si riteneva vasto come l’Egitto: «Possedevano ricchezze così ingenti come mai prima d’ora ve ne furono in alcuna dominazione di Re e com’è improbabile che potranno esservene in futuro, e disponevano di tutto ciò di cui potevano aver bisogno, sia nelle città, sia nelle campagne. Grazie alla loro potenza, molte cose venivano procurate da paesi stranieri; ma l’isola produceva essa stessa quasi tutto ciò che è necessario alla vita, in primo luogo tutti i metalli solidi e fusibili. E quel metallo, del quale non conosciamo oggi altro che il nome, l’oricalco, vi si trova in abbondanza, essendo estratto in molti punti dell’isola e dopo l’oro, era il metallo più prezioso. L’isola forniva  alle arti tutto il materiale onde abbisognavano; nutriva un gran numero di animali domestici e di bestie selvagge, e tra questi numerosissimi elefanti; dava pastura agli animali degli stagni, dei laghi e dei fiumi, a quelli delle montagne e dei piani.»

L’accenno che Platone fa sugli elefanti suggerisce una connessione con le leggende e le raffigurazioni degli elefanti in America, mentre la descrizione del clima dell’Atlantide e della varietà di alimenti di cui i suoi abitatori potevano disporre, fa pensare ad un paradiso terrestre: «Produceva e manteneva tutti i profumi che la terra produce oggi in diverse contrade, e cioè radici, erbe, piante, succhi scorrenti dai fiori o dai frutti. Vi si trovava altresì il frutto della vite; e quello che ci serve di solido nutrimento, il grano … Questi sono i divini e mirabili tesori che in quantità indicibile produceva quell’isola, fiorente allora sotto il sole».

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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