Cucinare con le Fate e le loro Ricette

Pubblicato il: 12 settembre 2011 ©Giardino delle Fate

ღ♥ Cucinare con le Fate ♥ღ

Le Fate sono per natura molto golose… esse amano tutto ciò che reca piacere, e tra questi piaceri non può certamente mancare quello legato al cibo.

Le Fate prediligono i gusti naturali e privilegiano i cibi integrali (grano, avena, farro, orzo, fagioli crudi e fiori in abbondanza), si dissetano con acqua di sorgente ed usano il miele come dolcificante, succhiano i pistilli dei fiori più carnosi e succulenti.

Inoltre le Fate non resistono alle bacche del sambuco e masticano le foglie del trifoglio o le foglie coriacee del Bosso (Buxus baccata) come dessert, il tutto innaffiato da litri di dolci tisane benefiche di salvia e dalla loro bevanda tradizionale, l’Idromele. L’idromele è un’antichissima bevanda conosciuta ed usata anche dai Celti a base di miele fermentato, le Fate ne sono ghiottissime ma lo usano solo in determinate occasioni.

I piatti preferiti dalle Fate sono comunque quelli a base di fiori. Esse sono maestre nell’usare gerani, gelsomini e violette per preparare delicate ed originali ricette.

Noi siamo quello che mangiamo, come affermano i buddisti. Non a caso l’importanza fisica quanto spirituale del cibo, riveste tutta una gamma di simbolismi antichi e moderni che ne fanno risaltare l’importanza. Inutile ricordare che in fondo, il cucinare e cioè il trasformare, è in qualche maniera un’alchimia se non una magia.

Se così dovessimo mettere naso ai ricettari segreti del popolo fatato, dovremmo sapere che per questi Spiriti Elementali l’assunzione del cibo non avviene nella nostra forma più naturale: bocca, palato, stomaco.

Trattandosi di “corpi magnetici”, pare infatti che molte Fate assumano cibo tramite una particolare respirazione ritmica (molto simile allo yoga) o le pulsazioni.

Ma, sebbene non disdegnino affatto il cibo e i gusti di noi esseri umani, si orientano meglio verso quei sapori selvatici com’è ovvio che sia.

Il latte ad esempio, è talmente ricercato dagli esseri alati, come si racconta, da andare direttamente a mungerlo dalle mammelle delle mucche al pascolo. Lo stesso vale per i formaggi o i tozzi di pane intinti nelle ciotole di latte come ai vecchi tempi.

Non a caso, una delle ricette più in voga tra le Fate gallesi è la zuppa di latte e pistilli di zafferano. La voluttà per il latte assume per le Fate il valore simbolico di “linfa vitale” paragonabile al sangue, forti del fatto che ambedue rappresentano la dinamicità dell’esistenza.

Per la loro forsennata ricerca del latte bianco, nel corso dei secoli si è sviluppata una miriade di leggende popolari; ricordiamo ciò che ebbe da scrivere Lady Wilde nel suo libro “Antiche leggende d’Irlanda” del 1899, dove spiega che i privilegi del latte per il Piccolo Popolo, uniti al miele e a quella sostanza raccolta dalle corolle dei fiori da cui traggono “il vino fatato” (nettare fermentato), sono la base alimentare di questi esseri alati.

Il vizietto di prendere senza domandare, è una delle forme più usuali del Popolo delle Colline, come venivano anticamente definite le Fate. Per questo aleggia la credenza che costoro “rubassero” agli umani più l’essenza, che la sostanza vera del cibo. Lasciano al suo posto una sostanza priva di nutrimento dal gusto amaro di erbe selvatiche indigeste.

Giustamente i gusti delle Fate portano al naturale e al salutare. Ecco allora perché esse prediligono i cibi integrali. Molte delle loro ricette prevedono fiori di Acacia (Robinia pseudoacacia) o zucca fritti.

Altre fate (le Fanciulle del lago), sembra prediligano il pane poco cotto, come i dolci integrali che offrono in dono agli uomini servizievoli.
C’è poi la questione del burro, il prodotto umano più ricercato dalle Fate.

Si narra che, se il latte non monta o manchi dalla dispensa una forma di burro, questo sia l’effetto di una appropriazione del popolo fatato. Si era così avvezzi a tracciare una croce sul burro appena montato, così come produrre zangole in legno di Sorbo selvatico (Sorbus torminalis), per via della certezza che le Fate si sarebbero mantenute lontane. Il termine tedesco di fata “Butter” significa per l’appunto “spirito del burro”, a suggello della predilezione che queste hanno per la parte cremosa e ricca del latte.

Non può mancare per finire un accenno ai funghi: quelli ritenuti malefici e velenosi. In molti casi l’effetto allucinogeno di questi è stato associato al potere delle fate. È il caso del celebre Ovulo malefico (Ammanita muscaria) che ha proprietà allucinogene e tossiche se ingerito.

Questo però se lo rende particolarmente ricercato proprio dagli esseri fatati che sembra lo usino per molte loro ricette o filtri magici. Altri funghi però portano nomi che li collegano con il Mondo di Mezzo e sono comuni nei nostri boschi: il Bastone giallo di Fata (Ditola gialla), la sella della Driade dove si racconta molti spiriti siano stati visti sedersi sopra.

Per tutti vale una raccomandazione quanto una regola naturale: mangiate solo ciò che conoscete e fate bene attenzione a quei colori sgargianti di molte bacche, che la natura ha colorato per ricordare che sono pericolosi se non mortali.

In questa pagina di Cucina Fatata, sono elencate alcune ricette delle Fate, insieme alle indicazioni di come usare questi profumati e colorati ingredienti per preparare piatti davvero speciali, che avranno il dono di portare un po’ della magia del Mondo di Mezzo sulla vostra tavola.

Ora, mangiar fiori può sembrare un po’ strano, ma certamente ognuno di noi ne ha mangiati, magari senza pensarci: i broccoli, i carciofi, i cavolfiori, sono tutte infiorescenze delle piante di cui siamo golosi.

I petali della calendula sostituiscono egregiamente nelle preparazioni lo zafferano, non soltanto per il colore ma anche per il gusto. Aggiungono una nota di colore alle insalate ed accompagnano le frittate. Particolarmente indicato è l’abbinamento del gelsomino alle ricette a base di pesce, per il suo profumo delicato. I petali di rosa sono utilizzati soprattutto nella pasticceria, per realizzare marmellate, e profumare e decorare crostate.
Di notevole interesse è il nasturzio. Seminatelo a spaglio in un vaso o in una ciotola, aspettate che le piantine raggiungano un’altezza di 10 o 15 centimetri, quindi diradatele per dar loro modo di crescere.

Il nasturzio è una pianta ricadente: posizionate quindi il contenitore in modo da far scendere a cascata i rami, che presto si riempiranno di fiori di molti colori. Potete utilizzare sia le foglie sia i fiori in insalate, risotti e zuppe. I boccioli sottaceto sono una prelibata alternativa ai capperi. Attenzione ad usare le foglie, hanno un sapore intenso e piccante.

Le viole del pensiero servono per “colorare” le insalate. La borragine per guarnire minestre e bevande. Il tagete è delizioso se mescolato ai formaggi cremosi, ai soufflé e alle verdure. I nasturzi sono perfetti nei risotti o, assieme all’olio di oliva, per condire la pasta.

Con i gladioli potete dare colore alle guarnizioni di torte, dolci o gelati. Il caprifoglio con il suo dolce sapore aromatizza dolci, sorbetti e bevande alcoliche. Il pisello odoroso dona un gusto impareggiabile ai piatti di verdure. La fresia si può infondere in sciroppo di zucchero per aromatizzare sorbetti.

Se poi volete tenere a bada i loro poteri, si suggerisce una ricetta antica quanto efficace, messa a punto nel Medioevo: sciogliere nel vino un pizzico di Mirra ed un’uguale quantità d’incenso bianco. Grattare un’Agata ed aggiungerla al vino. Bere così l’intruglio dopo una notte di digiuno, e sarete preservati dai sortilegi delle Fate.

Oppure per attirare le Fate nella vostra casa o nel vostro giardino, esistono alcune particolari ricette da utilizzare per nutrirle e così invogliarle a restare, che ritroverete alla pagina Come attirare le Fate…

Per approfondimenti sui fiori e le piante particolarmente legati al Mondo Feerico,
visitate la pagina Le Fate e la Natura e I 38 Fiori di Bach



Precauzioni d’uso:
Nella scelta dei fiori bisogna accertarsi che siano commestibili, e che siano cresciuti senza l’aggiunta di fitofarmaci o ingredienti chimici.

Quelli provenienti dai fiorai sono sicuramente trattati, pertanto sarà meglio utilizzare quelli provenienti dal giardino o, meglio ancora, se raccolti nei boschi o nei prati, ma rigorosamente lontani dalle strade.

Il clima migliore per la raccolta è quello secco, mentre il momento della giornata più adatto è al mattino presto. Vanno sciacquati sotto acqua corrente e raccolti il giorno stesso dell’utilizzo (appassiscono velocemente).

Toglierne i pistilli, gli stami e lo sperone (parte bianca alla base dei petali), che altrimenti donerebbero un gusto amaro al piatto finito.

Molti possono essere essiccati ed utilizzati fuori stagione. Quelli freschi vanno molto bene per aromatizzare il burro.

❦ Elenco di Fiori Commestibili ❦
(Fiori per un Menu Profumato)

Ecco una lista succulenta di fiori noti e meno noti per un menù profumato. Unica avvertenza: si consiglia la moderazione.

Per il resto ci si può sbizzarrire a creare le insalate più esotiche, a trasformare piatti di portata in vere e proprie opere d’arte, a candire i petali, sui quali si passa l’albume d’uovo misto a qualche goccia d’acqua, e con una pioggia di zucchero granulato.

Aneto, arancio, achillea, aglio selvatico, arancio, basilico, bacca e fiori di sambuco, borragine, bocca di leone, begonia, calendula, camomilla, caprifoglio, carota, cerfoglio cetriolo cicoria centaurea, crisantemo, dente di leone, dalia, erba cipollina, fiordaliso, garofano, cerfoglio cetriolo cicoria gelsomino, geranio, ginestra, girasole, iris, lavanda, lillà, ibisco, issopo magnolia, malva, margherita, menta, mirto, nasturzio, papavero, passiflora, pesco, pratolina, primula, robinia, rosa, rosmarino, rucola, salvia, sambuco, senape, tiglio, trifoglio, tulipano, viola del pensiero, zucca, zucchini fiori.

ALCUNE CONTROINDICAZIONI

BASILICO: stimolante ed eccitante. Combatte stanchezza mentale, cefalea e raffreddore. È sconsigliato alle donne incinte.
CAMOMILLA: calmante e antispasmodica. Da evitare in gravidanza e durante dissenteria.
MAGGIORANA: rilassa e combatte l’insonnia. Sconsigliato in gravidanza.
MENTA: stimola la digestione e tiene sotto controllo il mal di testa. Non somministrare ai bambini.
ROSMARINO: tonificante e analgesico. Da evitare in caso di ipertensione e di sera se si soffre di insonnia.
SALVIA: antispasmica e calmante. Sconsigliato in gravidanza. L’olio essenziale è tossico per il sistema nervoso: non ingerire, è solo per uso esterno.
ANGELICA: depurativa e digestiva, stimola le difese immunitarie. Il succo fresco irrita le mucose e la pelle.
EUCALIPTO: espettorante e balsamico. Può causare dolori gastrici, nausea, vomito, vertigini.
CIPOLLA: ha proprietà diuretiche. È controindicata ai gastropatici e agli anemici.
MELISSA: tonico cardiaco, efficace contro insonnia ed ansia. Può provocare sensibilizzazioni ed irritazioni cutanee.

✫✫ Zuppa del Bosco ✫✫
(Ricetta classica delle Fate)

Ingredienti per 4 persone: 250 gr. di castagne, 200 gr. di ceci, 100 gr. di passata di pomodoro, 1 spicchio d’aglio, prezzemolo, pane casereccio, olio extravergine d’oliva, sale, pepe.

Tenere a bagno i ceci secchi immersi in acqua fredda per 24 ore, cambiando l’acqua 1 o 2 volte. Scolarli, sciacquarli e metterli in una pentola di terracotta coperti d’acqua, due dita sopra il livello dei ceci. Cuocere coperto a fuoco lento per 3 ore e colare conservando l’acqua.
Arrostire le castagne, pelarle e ridurle a pezzetti.
Preparare un battuto di prezzemolo e metterlo con le castagne e l’olio in una padella.
Far saltare, aggiungere il pomodoro e dopo qualche minuto i ceci. Aggiungere l’acqua di cottura dei ceci e cuocere per almeno un’ora. Regolare di sale e pepe. Servire ben caldo sulle fette di pane abbrustolito.

Data la lunghezza dell’articolo, il post è stato diviso in più pagine:

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1 commento

  1. Buongiorno a tutte, con questo mio commento vorrei solo informarvi che noi siamo l’azienda che distribuisce i fiori di ibisco FRESCHI in sciroppo e tanti altri prodotti, tutti a base di Fiori di Ibisco. Tutti naturali, senza conservanti e non trattati. Se volete conoscerci visitate il nostro sito http://www.wildhibiscusitalia.com
    Per farli in sciroppo bisogna partire dai fiori freschi, se ci si limita a reidratare quelli secchi si avrà un sapore un po’ acidulo e i fiori non saranno ne belli da vedere ne buoni da mangiare.
    I nostri fiori sono raccolti uno per uno a mano all’alba e messi immediatamente in sciroppo. Rimangono carnosi e croccanti e sopratutto dolcissimi. Da provare.
    Aspettiamo i vostri commenti.

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