Il Conte Thorm

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Data di pubblicazione: 20 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

☆ La Lunga Notte ☆

Quella notte fu una delle notti più lunghe ed importanti che i lottiani avessero mai vissuto.

Dopo il rapimento del Maestro Alannon, il Principe Cratere affisse in bacheca questo terribile messaggio:

«Tenebre e Morte, la Nera Signora in queste notti, mi ha sussurrato abbracciandomi appena nel suo silenzio, consigliandomi e lasciando dietro di me l’Odio che mi ha sempre contraddistinto. Inizierò con il ringraziarvi, Conte, per il modo in cui avete trattato la Domina Tholian, ieri notte, un gesto “nobile” che l’ha portata dalla mia parte. Continuate a trattarci come SCHIAVI e presto avrete pochi sudditi da comandare. Ieri notte è stato convocato un Oscuro Concilio con la Domina Tholian e mio Fratello Dryke, con un’unica consapevolezza, sono un PRINCIPE NERO, prima di essere un FIGLIO. Non posso portare ottantaquattro cavalieri alla distruzione, prima di aver compiuto la Nostra Missione. Le decisioni prese ieri notte si sono tramutate in avvenimenti questa notte, intorno alla ventitreesima ora.
Un nutrito gruppo di Cavalieri Neri ed Oscuri Stregoni è giunto in cantina, dove il Gran Maestro Alannon distillava l’antidoto che sarebbe servito a salvare la Governatrice Suprema. Dopo un breve colloquio, il Gran Maestro ha accettato di “sua spontanea” volontà di finire l’antidoto nel nostro maniero. Ovviamente è stato “scortato” fin lì, per non dargli modo di incappare in brutti incontri, sapete girano tanti “brutti ceffi” di notte nel Granducato.
Ora Veniamo a NOI. Domani sera intorno alla ventitreesima ora del Giorno, Vi aspetto in Ospedale. Con me ci saranno mio fratello Dryke e la Domina Tholian, porteremo le nostre Gilde ed i vostri due “regali”, il Gran Maestro Alannon e l’antidoto. Dovrete scendere a PATTI, o spiegare ai Vostri Cittadini che tenete più al Vostro Orgoglio che alla Governatrice Suprema.
Vi ricordo che l’unico in grado di distillare quell’antidoto è il Gran Maestro che, ovviamente, se tenterete qualcuno dei vostri “squallidi” trucchi, verrà ucciso ed il prezioso antidoto DISTRUTTO, decretando la Morte della Governatrice Astarte.
Vi saluto ringraziandovi ancora per la sicurezza che garantite al Granducato.
Tenebre e Morte. Cratere.»

L’ultimatum era chiaro, il Principe Cratere aveva in mano la situazione, le sorti della città e della Governatrice ora dipendevano da loro, avrebbe ceduto il Conte?

Sembrava di no, il Conte era ben deciso ad andare avanti e non cedere a nessun ricatto. Il sangue in quei giorni era scorso copioso nel Granducato per mano del Male, innocenti che erano stati feriti o uccisi in nome di cosa? Di quella Nera Signora che tutti i Neri osannavano?

Tutti attesero trepidanti l’arrivo dell’ora stabilita, l’Ospedale era gremito dentro e fuori, la tensione era palpabile, i volti tesi, non era solo una guerra di spade, era anche una guerra di nervi, lunga e devastante, che stava proseguendo come uno stillicidio, lo stillicidio che teneva la Governatrice Suprema tra la vita e la morte, che teneva in ansia i Cittadini e tutte le armate pronte a scattare ad una sola parola del Conte.

In Ospedale i Paladini non avevano mai smesso di sorvegliare la stanza della Governatrice Suprema e quella sera erano raddoppiati, controllavano chiunque entrasse, badando bene a non lasciar entrare armi all’interno di quel luogo dedicato alle cure.

Quando il Conte arrivò, era accompagnato dal Sensei Musashi e dalla sua scorta di Dragoni, e venne scortato presso la stanza di Astarte, dove rimase ad attendere i Neri con il Maestro Alannon e l’antidoto. Erano presenti rappresentanti di tutte le Gilde e razze, i Maghi, le Streghe, i Chierici, oltre ai Paladini, i Cerusici e i Dragoni, naturalmente. Arrivarono anche i Mercenari con la loro Signora Delfina, subito si sparpagliarono tra i presenti, per assicurare ordine e tranquillità a chi doveva agire.

La folla era tanta per un luogo come quello, i rumori dei loro cuori in tumulto sembrava rimbombare insieme al rumore sottile delle spade.

I Paladini e i Mercenari erano mescolati alla folla per controllare che tutto fosse a posto. La voce del Conte tuonò nell’aria: «È necessario il silenzio ASSOLUTO. La distanza tra la vita e la morte in questo luogo si sta assottigliando…»

Da quel momento parve che nessuno più respirasse, le mani stringevano le else delle spade fino a far divenire blu le nocche delle dita. Il Capo dei Dragoni Diablo aveva ordinato la massima attenzione, non avrebbe voluto ostaggi stavolta, ma solo morti se qualcosa fosse successo.

Il Conte stava vicino al letto della Governatrice Suprema, ogni tanto le lanciava uno sguardo, ma sempre pronto con la mano sulla spada.
Il silenzio era agghiacciante. Era un silenzio carico di morte, le Megere trafficavano con una strana ampolla, pronunciando arcane parole, parevano preoccupate per qualcosa, mescolando e sussurrando litanie, in disparte dagli altri, la confusione era tale che era facile disparire.

I Maghi stringevano il loro pentacolo, guardando la luna, bianca e pallida, che stava vegliando su quella notte, chissà se sarebbe stata una luna benevola o la luna ingannevole di cui tanti parlano… ma erano pronti ad usare i loro incantesimi, salmodiavano piano le loro litanie, concentrati solo su quello che stava accadendo, pronti ad agire in qualsiasi momento.

Il Primo Cerusico Gorgarr controllava costantemente le condizioni della Governatrice. Anche l’Arcistrega Ahalor trafficava con un’ampolla, vicino al letto di Astarte, mentre la Maga Starmelt la osservava con massima attenzione, il suo era uno sguardo molto intenso, quasi a voler entrare nella mente delle varie Megere per carpirne le intenzioni.

I Paladini continuavano ferrei i loro controlli, nessuno doveva entrare con armi, attenti al minimo movimento sotto i vari mantelli, che ben potevano celare delle sorprese. Il Principe Astaroth era tesissimo, non aveva mai lasciato per un attimo la sua sposa, mai si era mosso dal suo capezzale, le parlava sempre dolcemente facendole sentire il suo amore, come se ella potesse percepirlo.

In quel mentre arrivò con passo sicuro e deciso il Principe Cratere, tutti si volsero verso di lui, era seguito dal confratello Animanera e, dietro di loro, il Gran Maestro Alannon in compagnia della sua “scorta”.

Il Gran Maestro pareva tranquillo, fumava la sua pipa e niente lasciava trasparire cosa avesse dentro di sé. Dietro di loro gli Stregoni, con la Domina Tholian in prima fila. Le sicure delle balestre in quel momento scattarono, le mani ancora salde sulle else delle spade, la tensione ora era altissima tra i presenti.

Sul viso del Conte si disegnò un sorriso beffardo, che il Principe Cratere ricambiò indicandogli il Gran Maestro. I due potenti si fissavano con sguardi di gelo, un gelo che sembrava penetrare nelle ossa di tutti. I Paladini continuavano a far posare le armi all’entrata, ma il Principe non volle essere perquisito, minacciando di rompere le ampolle ed uccidere il Gran Maestro se non avessero fatto passare lui ed i suoi.

Il Conte permise loro di entrare lo stesso, ma gli occhi erano su di loro, attenti a qualsiasi mossa o movimento sospetto. Il Principe aveva con sé il prezioso antidoto senza il quale la Governatrice Suprema era condannata, era la sua chiave per la libertà, il lasciapassare per lui e la sua Gilda, la sua salvezza.

L’Arcistrega salutò il Gran Maestro con un cenno del capo, stringendo l’ampolla tra le mani, gli sguardi che tutti si scambiavano erano penetranti, quasi imbarazzanti per quanto intensi. Il Conte rasserenò per un secondo lo sguardo alla vista del Gran Maestro Alannon a cui chiese subito come stesse, con tono accorato. Il Maestro rispose che stava bene, anche se stanco e provato dalla tensione e dall’intenso lavoro per terminare l’antidoto per Astarte.

Il Sensei Musashi stava lì, in piedi senza muovere un muscolo, pareva una statua, solo il movimento attento degli occhi ne tradiva la presenza. Il Principe Cratere era in vena di deridere i presenti, sbeffeggiandoli con aria e toni spavaldi, com’era suo solito fare, ma questo non attenuava la tensione, anzi, se possibile, la accresceva sempre di più.

In quel momento il Sensei parlò, un ghigno sul suo volto, sembrava quasi una frase dal sapore profetico quella che pronunciò: «Lieto di vedervi ridere, dicono che faccia buon sangue!»

Mentre gli altri erano distratti da queste parole, arrivò il Principe Dryke, il suo mantello era fradicio di pioggia, alzò lievemente il cappuccio mostrando appena il suo volto nell’ombra. Il Paladino Faramir si offrì di fare da tramite per lo scambio delle ampolle, ma il Principe negò secco e stizzito.

Il picchiettare della pioggia era incessante quella sera, scandiva ogni secondo, ogni respiro nel religioso silenzio, che venne interrotto dalla voce del Principe Cratere che intimava ai suoi di entrare nella stanza della madre. A quell’invito entrarono, facendosi largo tra le ali di folla, centinaia di persone erano li quella sera, il Signore dei Paladini Valddracul, i Principi Cratere e Dryke, la Domina Tholian, l’Arcistrega Ahalor, il Gran Maestro Alannon con i suoi accompagnatori, il Maestro d’Armi Loki, il Comandante Diablo, ed insieme al Conte Thorm e alla sua scorta, nella stanza erano già presenti oltre alla Governatrice e al marito di lei, Astaroth, il primo Cerusico Gorgarr.

Quando tutti furono dentro la stanza, un fulmine squarciò il cielo, come se avesse sprangato la porta: la contesa aveva inizio, tutti speravano che finisse nel miglior modo possibile, ma la paura era tanta. Ora i Principi ed il Conte erano gli uni di fronte all’altro, il momento delle decisioni era giunto.

L’Arcistrega prima di entrare aveva armeggiato ancora con delle ampolle, il Principe aveva notato questi furtivi movimenti ma, per il momento, pareva non occuparsene. Le fiammelle delle fiaccole danzavano, illuminando i riflessi sui vetri, dove le gocce di pioggia luccicavano, mentre i lampi squarciavano il cielo saltuariamente. Sia i Principi che il Conte ogni tanto lanciavano occhiate alle loro scorte e, in quei momenti, solo dei piccoli clangori metallici si udivano.

I tre si salutarono molto freddamente e con poche parole, solamente alcune battute, poi il Principe spazientito, disse che era tempo di cominciare, visto che qualcuno aspettava una pozione. Per il Principe quello era solo un mero scambio di regali, non era in palio la vita della madre, non erano in palio le vite dei suoi Cavalieri Neri e la sua stessa, solo un vile scambio.

La contrattazione ebbe inizio, il Conte chiese chiaramente che cosa volessero in cambio dell’antidoto e del Gran Maestro, il Principe rispose in un sibilo, la revoca dell’editto. La tensione era altissima, scandita da quelle poche parole sussurrate, i moti di disgusto erano evidenti nei presenti, la vita della madre trattata come merce di scambio? Chi poteva essere così freddo? Come poteva un figlio trattare in quel modo la vita di colei che lo aveva messo al mondo?

Il Conte volle assicurarsi da parte del Gran Maestro che la pozione potesse funzionare, visto che i Neri chiedevano la distruzione dell’editto di morte contro di loro in cambio di quella piccola ampolla; il Maestro si disse certo della sua riuscita e suggerì che dall’effettiva riuscita di questa dipendesse la revoca dell’editto. Il Gran Maestro in fondo aveva rischiato e rischiava la sua vita per Astarte ed ora si chiedeva al Conte di rischiare un editto per la stessa, cosa avrebbe deciso?

I Paladini e i Mercenari continuavano ad osservare attenti i presenti nell’altra stanza, tutti con lo sguardo rivolto alla porta chiusa, in attesa di sapere come sarebbe finita la trattativa.

Il Conte voleva, prima di prendere qualsiasi decisione in merito all’editto, regolare un conto in sospeso con qualcuno, indicando l’Oscuro Fleuretty, che lo aveva ferito con un colpo di balestra. Disse che senza questa pacificazione le contrattazioni non sarebbero avvenute e che il Sensei era stato incaricato della punizione.

Il Principe Astaroth rivolse una preghiera al Conte, cosa valeva per lui di più? La vita della Governatrice Suprema e della creatura che aveva in grembo, o cento vite e l’orgoglio? Era disperato per la moglie, quando si ama non è certo il potere o la carica che contano, ma solo la persona che si vorrebbe vivesse accanto a noi lieta ed in salute.

Il Conte pronunciò la sua sentenza: «Voglio una mano da avere come ricordo.» La tensione salì ancora, le mani ancor più strette sull’elsa delle spade, gli sguardi che correvano da una parte all’altra della stanza, da un volto all’altro.

Il Principe Dryke non voleva saperne di accettare la pretesa del Conte, ma così non ci sarebbe stata contrattazione, la vita dei Neri sarebbe stata segnata; l’Arcistrega propose di dare ad Astarte la sua pozione, il Conte annuì, poi guardò le Megere che si scambiavano sguardi con il Principe Cratere e consegnò il filtro al Primo Cerusico Gorgarr, pronunciando strane parole: «Avrete salva la Governatrice Suprema, nessun patto con i Neri, ma forse un’Alchimista in meno.» Parole strane dette dall’Arcistrega, che fecero sobbalzare molti e preoccupare, si teneva così poco alla vita del Gran Maestro? Che stava succedendo?

La Custode Oiffos e la Maga Starmelt si scambiarono torve occhiate con le Megere; se avessero potuto parlare quegli sguardi, chissà quante cose avrebbero detto e rese meno segrete ed arcane quelle gesta.

I sentimenti erano tanti, si chiedevano come si potesse passare sopra l’onore di un figlio per la madre, metterlo dopo, ad una mano di un colpevole, di un’intera schiera di Cavalieri; si chiedevano se a qualcuno importasse veramente della vita della Suprema, si teneva di più alle onte lavate, agli editti, alle parole, ma alla vita della Governatrice e del Gran Maestro, chi ci pensava in quel momento? Pochi sembrava…

Dopo momenti interminabili, il Conte parlò: «Senza la punizione di Fleuretty negli esatti termini da me esposti, sarete banditi per sempre da Lot, uccisi tutti, la Gilda cancellata, le Caverne demolite. Se invece avrò soddisfazione accetterò lo scambio pozione-editto. Non esistono altre possibilità, a Voi la scelta, io sono pronto. Mentre parliamo tutto l’Esercito viene mobilitato, settantacinque casse di polvere pirica vengono portate verso le Caverne, forse non avete già più il maniero.»

Queste terribili parole aumentarono il disgusto per ciò che stava accadendo, i presenti quasi non credevano a ciò che udivano, la rabbia era tanta, ma cercavano di controllarla, anche se con moltissima fatica. I Neri parevano non voler accettare le condizioni, erano pronti a morire e a far morire il Gran Maestro ed Astarte, una strage per tutti.

I presenti si allertarono, i Maghi con le mani sui loro pentacoli, alcuni di loro scomparvero alla vista, i combattenti fecero uscire le spade dalle loro fodere, la tensione era altissima. Loki rimase di scorta al Gran Maestro e strinse la presa tirando fuori un pugnale.

Il Conte e il Principe erano l’uno di fronte all’altro, il Conte con la spada puntata e l’altro con l’ascia, si guardavano freddi, il Principe offerse la sua mano al posto di quella di Fleuretty, ma il Conte rifiutò, voleva solo quella del colpevole, altrimenti sarebbero morti tutti.

La tensione ormai era insopportabile, ci si aspettava uno scatto di rabbia in qualsiasi momento, invece ci voleva grande lucidità e freddezza, per decidere il destino di molte vite.

I Maghi pronunciarono vari incantesimi di protezione, il Conte e il Principe continuavano a battibeccare senza cedere nessuna posizione, sembrava non esserci una via d’uscita a questo perenne tira e molla, ma qualcuno decise per loro quella notte, il Gran Maestro in un impeto di coraggio si poggiò al coltello che aveva puntato contro ferendosi, si accasciò subito a terra, proferendo queste parole: «Bene, ora avete poco tempo per decidere, Principe… DECIDETE.»

Il terrore si dipinse sui volti dei presenti, il sangue che nessuno voleva versare si era versato in quel momento, grazie al coraggio del Gran Maestro, ma il suo sacrificio sarebbe valso a qualcosa?

Il Primo Cerusico Gorgarr corse verso il Gran Maestro, ma il Principe Cratere lo fermò, mentre il Principe Dryke disse di prendersene cura, la situazione stava sfuggendo loro di mano, intanto però il Gran Maestro perdeva copiosamente sangue, dovevano decidere in fretta.

I presenti guardavano le sorti del Maestro con terrore e speranza, quando il Principe permise al Cerusico di avvicinarsi. La Maga Starmelt cercò di castare degli incantesimi di protezione, aspettando le parole dei due, che continuavano ad intimidirsi incuranti del Maestro che perdeva sangue e con esso la propria vita.

Il Principe Dryke fece un cenno poi all’Oscuro Fleuretty, che si avvicinò al Sensei allungando la mano di fronte a lui; il Sensei non se lo fece ripetere, alzò la katana e vibrò il colpo rapido e netto, accompagnandolo con un urlo che scosse tutto l’Ospedale.

Il Conte non muoveva la spada dal petto del Principe Cratere, il Gran Maestro chiese alla sua aiutante Morgan di somministrare l’antidoto alla Governatrice, l’Oscuro Fleuretty era stranamente tranquillo, nonostante la perdita dell’arto non aveva mosso un muscolo.

I Cerusici continuavano a curare il Gran Maestro, la perdita di sangue pareva non arrestarsi, sembrava quasi che tutto il sangue che doveva fluire in quella notte fosse racchiuso li, in un unico sacrificio.

L’Alchimista Morgan somministrò l’antidoto alla Suprema e, mentre questo accadeva, il Conte pronunciò queste parole: «Dichiaro davanti a tutti i presenti che, con l’utilizzo della pozione, è automaticamente revocato l’editto a meno d’atti di violenza da parte dei Neri contro Nobili, Governatori o Guardie e al Sensei. Date ordine al Governatore Prester di levare l’occupazione delle Caverne e di riportare i settantacinque barili di polvere pirica presso l’armeria di Corte.»

A quelle parole il Comandante dei Dragoni di Lot Diablo disse che lo scambio ormai era avvenuto e che non c’era più niente a cui assistere; chiese dunque di lasciare il posto ai presenti, ora dovevano pensare alla salute del Gran Maestro e di Astarte. Tutti però volevano vedere l’effetto dell’antidoto, volevano avere un segno che la loro Governatrice si sarebbe salvata.

Il Primo Cerusico, aiutato dall’Alchimista Morgan che aveva finito di preparare l’antidoto, lo passò sulle ferite della Suprema, ora bisognava solo aspettare che questo facesse effetto, sperando fosse quello voluto da tutti. Mentre un altro Cerusico si occupava della ferita del Gran Maestro, i Neri lasciavano pian piano l’Ospedale e così anche la maggior parte dei presenti.

Nell’attesa di un cenno da parte di Astarte, le parole continuavano a volare taglienti tra le varie fazioni, non v’era mai pace, ma qualcuno notò che il suo volto stava riprendendo colore, distraendo tutti dalla diatriba vocale.

Il polso sembrava accelerare i suoi battiti e mosse delicatamente le mani, l’antidoto stava funzionando, la Governatrice si stava risvegliando dal coma. Aprì gli occhi, e pronunciò una parola: «Amore», e tutti cominciarono ad esultare felici, per primo il marito al suo capezzale, l’antidoto aveva funzionato ed ella era salva… Sia il Conte che i Principi lasciarono l’Ospedale, l’uno felice, gli altri meno, il Bene aveva vinto sul Male, ma per quanto ancora?

Ringraziarono tutti la Dea Themis per il lieto evento e tornarono presso le loro abitazioni, lasciando i due coniugi alla loro felicità.

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