I Druidi

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Data di pubblicazione: 19 Settembre 2011 ©Giardino delle Fate

✦ I LUOGHI SACRI ✦

I Druidi officiavano ovunque, la loro magia era la magia della terra, tuttavia avevano dei “santuari”, per quanto diametralmente opposti da quelli a cui la nostra civiltà ci ha abituati.

I loro santuari, o “nemeton”, erano delle radure nelle foreste, degli sprazzi di erba nei querceti sacri, poiché i Celti non ebbero templi sino alla romanizzazione.

Rutherford riporta un brano inquietante con cui Lucano descrive un Bosco Sacro, per quanto esso tenda, al pari di Cesare, a “barbaricizzare” i Celti e a dare l’idea di un popolo selvaggio, superstizioso e crudele, eppure è probabile, tanto per dirne una, che i Druidi, nonostante tutte le idee comuni e preconcette diffuse da Cesare ai giorni nostri, non sacrificassero mai uomini:

“C’era un bosco sacro, mai profanato da tempo immemorabile, che sotto la volta dei suoi rami racchiudeva un’aria tenebrosa e gelide ombre, facendo schermo in alto ai raggi del sole. Non Pani agresti e Silvani, signori delle selve, e Ninfe lo abitavano, ma vi erano celebrate cerimonie di barbari riti: vi si ergevano sinistri altari e durante i sacrifici il sangue umano sprizzava su ogni pianta.
Se un po’ di fede merita l’antichità, che ha provato lo stupore per il divino, persino gli uccelli avevano paura di posarsi su quei rami e le fiere di sdraiarsi in quella selva; neppure il vento o la folgore che piombava dalle fosche nubi si abbattevano su di essa e le fronde degli alberi avevano un brivido tutto loro, senza che il vento le scuotesse. Acque abbondanti cadevano da cupe sorgenti e le lugubri statue degli dèi erano prive d’arte, ricavate rozzamente da tronchi intagliati.
E si narrava che spesso muggivano per i terremoti le profondità delle caverne, si risollevavano i tassi abbattuti e si vedevano bagliori nelle selve, senza che vi fossero incendi, e che draghi striscianti si avviticchiavano ai tronchi. Le genti non si radunavano in quel luogo per celebrarvi il culto, ma lo avevano lasciato agli dèi. Quando Febo è a metà del suo corso o in cielo si stendono le tenebre della notte, neppure il sacerdote osa addentrarvisi per paura di vedersi improvvisamente davanti il signore del bosco.”

A prescindere dalla descrizione evocativa e lugubre, il fatto che Lucano, cittadino di Roma, narrasse con tanta enfasi di questo luogo, che forse ha toccato delle corde sepolte nel suo cuore “civilizzato”, non può che far pensare. Non si prenda come oro colato anche il discorso sulle statue, in effetti la parola del testo latino non indica precisamente le “statue”, quanto i “simulacri”, oppure è possibile che si trattasse di semplici cippi lignei.

“ Tacito parla di un boschetto sacro ad Anglesey; Strabone parla di Drunemeton, un boschetto sacro dei Galati celti in Asia Minore e ci sono altri esempi. Il Goloring in Germania era un enorme terreno cintato risalente al VI sec. a.C. , al suo centro un grande palo di legno alto 12 metri, forse simbolo di un albero sacro. A Libenicè nella ex Cecoslovacchia, era un grande terreno cintato rettangolare risalente al IV sec. a.C. , che conteneva una struttura interrata.”

A fianco dei templi, che sono di difficile individuazione, troviamo il rispetto e la sacralità degli Alberi, infatti in più luoghi si trovano pezzi di legno di quercia incisi con motivi religiosi. Il centro sacro del tempio veniva chiamato Omphalos (centro sacro) ed è il luogo, tra il cielo e la terra, dove si concentra l’unione dell’alto col basso, pertanto questo era il luogo sacro della Fede e della tradizione della tribù.

Questo dunque è il Nemeton della cultura celtica, chiamato anche Mediolanon, e questa tradizione viene fin dall’epoca megalitica e neolitica, dove veniva messa una pietra enorme a segnare il centro del luogo di culto e ad indicare la fonte sacra dell’energia cosmica.

Purtroppo è con l’arrivo del cristianesimo nelle terre galliche, che queste Sacre pietre vengono abbattute per essere sostituite da una cappella. Vale per tutti l’esempio di qualche monastero od abbazia che sorge sopra o a pozzi sacri, venerati fin dall’antichità, oppure sopra a qualche cerchio di pietre o di tronchi interrati, retaggio dei Nemeton druidici la cui sacralità era la più elevata in assoluto. Soltanto i Dolmen e i Menhir sono sopravvissuti al Cristianesimo.

Altari, tombe, luoghi di cerimonie magiche, epicentri magico-tellurici o soltanto simboli che propiziavano la fecondità della terra… su cosa sono, o sono stati, i dolmen e i menhir presenti in Europa, gli studiosi si sono a lungo interrogati in merito. Di certo, non si trattava di un “ornamento” o di un “abbellimento”.

Queste pietrefitte (menhir, dal bretone men = pietra ed hir = lunga) sono alte da 80 centimetri a svariati metri. I Menhir sono una poesia al sole, immagini totemiche di tipo megalitico, infissi nella roccia ed orientati astronomicamente, e sono espressione di culti solari e di riti religiosi.

Il Menhir, o “Pietra Fitta”, è il primo monumento culturale dell’uomo. Le teorie più accreditate fanno parlare di osservatori astronomici che avrebbero avuto lo scopo di fungere da aste delle meridiane, necessarie per registrare movimenti, tempi e fasi astrali, e verificare cicli propizi per le varie iniziative degli uomini.

I Dolmen, che forse furono realizzati in epoca successiva, erano pietre di uso funerario o di altare sacrificale di tipo megalitico, costituite da più ortostati infissi nel terreno e da una lastra di copertura monolitica.

Il termine Dolmeri, tratto dall’antica lingua bretone, significa “Tavola di Pietra”. Essi erano utilizzati come sepolture multiple di inumati in posizione fetale.

Il Dolmen rappresenta il primo esempio di architettura con carattere di culto, espressione del cercato rapporto con una dimensione ultraterrena che umanizza la nostra specie.

Secondo un’altra teoria, i Dolmen e i Menhir avevano una funzione propiziatoria della fertilità. Del resto, non è da escludere che gli stessi monumenti megalitici, in tempi differenti, abbiano assolto le varie funzioni.

Le pietre seguivano un orientamento tale che gli spostamenti del Sole potessero essere seguiti passo a passo, come se l’energia solare dovesse essere captata e catalizzata, ma anche per scandire il tempo, per segnare i solstizi e gli equinozi.

I megaliti, quindi, erano come grandi monumenti sacri per le antiche popolazioni europee. I Menhir sono pietre fitte, e i Dolmen sono vere e proprie camere realizzate con pietre verticali piantate nel terreno, coperte da un lastrone di pietra. Ci sono anche gallerie coperte, e i Cromlech (pietre esposte circolarmente) che rappresentano veri e propri allineamenti, come Stonehenge.

I Dolmen e i Menhir hanno subìto una forzata “cristianizzazione” e, all’inizio del Novecento, metà dei Menhir sono stati distrutti dall’incuria o dai contadini che li hanno utilizzati per le finalità più varie. Altri, semplicemente, sono stati spostati dalla loro sede originaria, ma di Menhir e Dolmen ce ne sono ancora.

Ma chi eresse questi megaliti? Certamente le antiche popolazioni, ma secondo alcuni studiosi la derivazione potrebbe essere stata celtica o egizia, dati i precedenti delle Piramidi. In ogni caso, pare che i popoli europei avessero conoscenze matematiche molto avanzate e per questo erano in grado di erigere questi grandi monumenti, ma secondo alcune leggende, potrebbero essere arrivati, nella notte dei tempi, attraverso i discendenti del popolo di Atlantide.

Altre leggende fanno riferimento esplicito ai cicli cavallereschi della materia di Bretagna, infatti alcuni Dolmen sono da secoli dedicati ai paladini della Tavola Rotonda, insomma, i misteri sono scolpiti anche nelle pietre.

Tuttavia è importante sottolineare come Dolmen, Menhir, Cromlech e megaliti in genere non facessero parte della cultura e della religione celtica, e non fossero stati costruiti dai Celti, per quanto è possibile che in certi punti essi possano averli adottati come luoghi di culto sotto l’influenza della fusione della loro civiltà con quella precedente, la civiltà megalitica. Oggi sentiamo spesso parlare delle correnti energetiche terrestri, che prendono il nome da studiosi come il tedesco Hartmann e l’inglese Curry, le quali ritroviamo nelle nostre case e nei luoghi che frequentiamo. Così, avvalendosi della collaborazione di ingegneri elettronici ed i radioestesisti, si è scoperto che nei luoghi sacri agli antichi Celti e forse ancor prima di loro, la pietre di posti come Stonehenge, o nei pressi dei templi megalitici, sono luoghi di forte concentrazione energetica, provocate da incroci di queste linee che i Druidi chiamavano Ossa del Drago.

Si scopre quindi che queste conoscenze erano parte del sapere druidico e quindi erano essi profondi conoscitori della Terra, delle sue correnti energetiche e delle proprietà di queste, perché la moderna scienza ha verificato che l’elettromagnetismo (non esiste magnetismo privo di elettricità e viceversa), è uno dei fondamenti della vita stessa.

L’elettromagnetismo terrestre ha una frequenza di 7,65 hertz ed un valore di 0,44 microTesla, e sicuramente molti di noi hanno provato una certa energia nel trovarsi sui pavimenti di certe chiese antiche, di luoghi particolari o sulla sommità di alcune pietre, magari si sono sentiti bene o si sono sentiti male, tuttavia questo indica proprio che la terra è viva ed è attraversata da correnti energetiche positive e negative.

Quindi se noi costruiamo un cerchio di pietre, dove all’interno abbiamo circuito le zone energetiche, possiamo ottenere una specie di tempio energetico e i Druidi hanno utilizzato questi antiche strutture per i loro rituali religiosi, perché questi luoghi energetici possono favorire esperienze di “altitudine mentale e psichica”, ed anche sensazioni di essere attraversati da flussi energetici dai piedi alla testa, che sicuramente hanno qualcosa di terapeutico. Ecco perché luoghi come Stonehenge, Avebury, Carnac, ed altri sparsi in un po’ tutta l’Europa, anche in Italia, ancora richiamano le persone con un senso di rispetto e di sacralità. 

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